Il Tirreno

Bolgheri si tiene stretta la sua Doc

di Divina Vitale
Bolgheri si tiene stretta la sua Doc

Fondersi con Bibbona per diversificare il marketing? I produttori: «Custodiamo territorio e qualità»

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BOLGHERI. Un confine importante quello che delimita Bolgheri da Bibbona, frazione del comune di Castagneto Carducci, se non altro in fatto di Doc.

Qualche chilometro ancora, attraversato il famoso viale dei cipressi, dove ci sono, tra l'altro, i prestigiosi vigneti di Ornellaia con Bellaria (doc Bolgheri), fino ad incontrare un altro colosso produttivo, la Tenuta del Biserno di Lodovico Antinori (già bibbonese), pioniere del vino bolgherese, fu lui a dar vita proprio a capolavori come Masseto, il vino super blasonato di Ornellaia, che parte dai 400 euro a bottiglia. Un primato assoluto quello della Doc Bolgheri (circa 1100 ettari, per 40 aziende iscritte al consorzio) che nelle ultime ore è stato sottoposto a quesito da parte di un altro padre della storia dei vini di Bolgheri (con Grattamacco oggi di proprietà di Collemassari), Pier Mario Meletti Cavallari, che da presidente del Consorzio delle Strade del vino suggeriva, così pour parler, per far fronte ad una sempre maggiore richiesta, di allargare il confine della doc Bolgheri a Bibbona (Doc Terratico - comprende 4 comuni - circa 300 ettari totali per 15 produttori nella doc) e Suvereto (Doc Val di Cornia circa un migliaio di ettari per 50 produttori), "che garantirebbe - ha detto - stessi standard qualitativi. Un processo naturale".

Quasi ad incoraggiare, per quanto riguarda Bolgheri e Bibbona, anche il matrimonio politico, un'ipotesi, però più fondata, promossa, almeno verbalmente, da parte dei due sindaci, Sandra Scarpellini e Massimo Fedeli. Mentre quella dell'estensione delle doc è una questione mai presa in esame.

"Non è arrivata nessuna richiesta e peraltro non c'è nessuna volontà da parte dei produttori di Bolgheri per un allargamento della Doc - commenta il presidente della Doc Federico Zileri dal Verme - per cui si tratta di una opinione, da rispettare, di una persona a cui va il massimo della nostra gratitudine per tutto quello che ha fatto per Bolgheri. La nostra Doc è una realtà ancora giovane e tutta da costruire, sotto certi aspetti. Siamo in costante crescita e i vini migliorano di anno in anno. L'annata 2015 in cantina è eccezionale".

E si aggiunge anche il parere di Angelo Gaja, altro guru del vino italiano, che a Bolgheri possiede l'azienda Ca'Marcanda. "Tutte le denominazioni italiane hanno aree particolarmente vocate - spiega Gaja - congiuntamente ad altre che lo sono molto meno. Il che consente di offrire sul mercato bottiglie di Brunello di Montalcino, Amarone, Barolo ... a 7-10 euro alla bottiglia a fianco di quelle di prezzo più elevato. Vale identicamente, da sempre, per le Aoc bordolesi Margaux, Pauillac, Pomerol... dando così la possibilità, ai consumatori più facili da accontentare, di potersi permettere una bottiglia che porta il nome di una denominazione prestigiosa senza doversi svenare. Ci sono ovunque, confinanti o nei pressi delle aree viticole dedicate alla Doc, dei terreni di eguale od anche pretesa maggiore vocazione. Se bastasse questo per invocare un ampliamento delle aree di produzione delle Doc/Aoc più prestigiose esistenti, si innescherebbe un distruttivo assalto alla diligenza, una bagarre. Nei rari casi in cui i confini della Doc/Aoc sono stati dilatati, il progetto ha sempre soddisfatto le mire dei produttori di grandi volumi, a discapito delle cantine artigiane. La crescita di valore dei vigneti iscritti alla denominazione Bolgheri è destinata a continuare nel tempo e non deve creare disagio: è il frutto della valorizzazione del territorio di Castagneto Carducci che i produttori bolgheresi generano con la loro attività di costruzione della domanda e promozione della denominazione".

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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