Il Tirreno

Anche sei ore di attesa al pronto soccorso

Leondina Marulli
Il pronto soccorso dell'ospedale di Cecina
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Il pronto soccorso dell'ospedale di Cecina

Disagi e lamentele, viaggio tra i pazienti che aspettano visite ed esami

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CECINA. Una giornata che trascorre lentamente, tra attese, telefonate, cruciverba alla mano e libri. E' una giornata al pronto soccorso cecinese, quando la sala d'attesa parla diverse lingue ma il concetto è uguale per tutti: aspettiamo di entrare, aspettiamo di sapere e di avere notizie. In alcuni casi si aspetta anche per diverse ore.
Una volta effettuato il triage e la registrazione iniziale, una volta ricevuto il codice relativo all'urgenza, tutto può accadere. Soprattutto quando si riceve il codice verde o blu e soprattutto in assenza dello schermo che nei mesi scorsi riportava i tempi di attesa. In una giornata tranquilla, come quella di sabato 6 agosto, durante la quale non si è registrata un'affluenza particolarmente elevata come capita solitamente nei week end estivi quando il reparto arriva a contare oltre 130 ingressi al giorno, non sono mancate le lamentele e i disagi da parte degli utenti che hanno trascorso anche 6 ore in attesa di essere visitati. A dare voce al disagio sono in particolare i residenti, che ammettono di cercare, se possibile, strade alternative al pronto soccorso, a prescindere dal periodo dell'anno. «Siamo arrivati questa mattina attorno alle 12 - racconta una coppia di residenti - a seguito di un malore e prima di poter fare le analisi del sangue e la tac ho atteso più di 4 ore. Fortunatamente una volta effettuate le analisi, il ritiro dei risultati e il referto medico non tardano ad arrivare».
Storie comuni che vengono condivise all'interno della sala d'aspetto dove, a farla da padrone e soprattutto nei mesi estivi, sono i traumi. Cadute al mare, al campeggio, sugli scogli, incidenti stradali e perdite di coscienza. Storie simili, che raccontano tutte di lunghe attese nei corridoi del reparto, sulle sedie all'interno, "probabilmente perché i posti letto per visitare non sono sufficienti oppure perché non c'è nessuna organizzazione interna", cercano di spiegare gli utenti.

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Non sono solo i pazienti ad affollare la sala d'aspetto, sono soprattutto i loro accompagnatori, che cercano di spezzare l'attesa leggendo un libro oppure raccontando la loro giornata al familiare che chiede notizie al telefono. E non sono solo i residenti ad essere esasperati: una coppia di turisti italiani ha fatto il suo ingresso per la seconda volta al pronto soccorso dopo essere stata mandata via dal reparto perché "nessuno è riuscito a misurare la febbre al bimbo. Ci hanno detto che sono attrezzati solamente per visitare gli adulti. E' possibile che non ci sia un termometro all'interno dell'ospedale", ha chiesto ad alta voce la coppia, che a quel punto è stata fatta rientrare, nella costernazione generale e dopo che una donna in sala d'attesa si è offerta di fornire il numero di telefono del suo pediatra di fiducia. «Hanno chiamato il nome di mio figlio per ben due volte e per ben due volte ho dovuto rispondere che mio figlio è già entrato, è lì con voi e da voi", racconta invece al telefono una donna - "incredula che sia successa una cosa del genere. E in tutto questo caos non ho nessuna notizia di mio figlio, giunto in ambulanza". Mancanza di organizzazione e di comunicazione all'interno del reparto e tra i reparti stessi è la denuncia degli accompagnatori. «E' la seconda volta in una settimana che portiamo nostro figlio a seguito di un trauma e devo dire che i bambini hanno una corsia preferenziale. Ora è entrato quasi subito - racconta sollevata una donna - ma la volta scorsa abbiamo atteso 2 ore».
 

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