Il Tirreno

«Una bimba perfetta» Il saluto del babbo

di Anna Cecchini
«Una bimba perfetta» Il saluto del babbo

Lacrime e palloncini bianchi per ricordare il piccolo angelo

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VADA. «Credo che quando nasciamo abbiamo come un timbro sulle spalle. E il destino ha voluto che la nostra Gaia, che era bella, allegra, perfetta, fosse qui per dare possibilità ad altri bambini malati di stare meglio». Babbo Stefano si avvicina all’altare della chiesa al termine della messa di addio alla sua piccola Gaia, la bambina morta mercoledì scorso al Meyer dopo essere rimasta chiusa nell’auto per alcune ore, dimenticata dalla madre. Le sue parole sono un pugno allo stomaco. Sono un profondo, straziante messaggio d’amore per la figlia morta. Mamma Michela non ce la fa a parlare, non riesce ad alzarsi dalla prima panca in cima alla chiesa. Resta accanto alla piccola bara bianca coperta di fiori color latte, ai piedi della quale gli amici di famiglia hanno sistemato anche un peluche a forma di cagnolino, perché la bimba non sia sola nel suo ultimo viaggio.

Michela si aggrappa al padre, quel nonno coraggioso che in questi giorni è stato come un faro per tutta la famiglia. È il marito Stefano che alla fine della cerimonia si fa forza e ringrazia parenti e amici, ma soprattutto la comunità vadese. «Non ci immaginavamo il grande affetto che ci avete dimostrato - dice alle centinaia di persone che ieri pomeriggio si sono riunite nella chiesa di San Leopoldo per salutare la piccola Gaia e dimostrare vicinanza alla sua famiglia - Davvero vi diciamo grazie». Poi scende, accarezza e bacia la bara della sua bambina e torna dalla moglie, straziata dal dolore. E la chiesa si riempie di un applauso così intenso da sembrare un cuore che batte. È il cuore della gente di Vada, parenti, amici ma anche semplici conoscenti assiepati nella chiesa al centro della piazza del paese per dire addio a Gaia, e per far capire alla sua famiglia quanto sia forte il loro affetto.

All’ingresso della parrocchia una cassetta per le donazioni, che la famiglia della bimba ha chiesto sostituissero i fiori. La volontà dei genitori è infatti quella di devolvere questi soldi al Meyer, per aiutare bambini malati, oltre che di creare una fondazione nel nome di Gaia, perché non accadano più tragedie come quella in cui ha perso la vita la loro piccola.

Dopo babbo Stefano prende la parola una cittadina, in braccio porta una bimba. E mentre il viso le si riga di lacrime, ricorda con voce tremante l’affetto e la vicinanza di tutta la comunità alla famiglia della piccola, e dice che è stata fatta la raccolta di fondi «perché tanti altri bambini possano stare meglio, nel ricordo di Gaia».

La giornata per dire addio alla bimba comincia presto, quando la mattina il piccolo feretro parte dall’ospedale di Cisanello e arriva nella chiesa del paese. In molti, già dall’ora di pranzo, si ritrovano nella piazza davanti alla parrocchia. Qualcuno, con timidezza, supera le panche della chiesa, si sofferma accanto alla bara e la accarezza lentamente. Alle 15 la chiesa è piena di gente. Ovunque ci sono volti lividi e occhi colmi di lacrime. Regna un silenzio assordante, che accompagna tutta la cerimonia, intervallata soltanto dall’applauso dopo le parole del babbo di Gaia.

Lentamente, dopo la funzione, le persone escono alla spicciolata. E formano un mare umano davanti alla chiesa, mentre alcuni bambini, amici e compagni di giochi di Gaia, tengono in mano tanti palloncini bianchi. Aspettano che davanti a loro passi il feretro del piccolo angelo, per liberarli in cielo e lasciarli volare in uno scroscio di applausi. Fuori dalla chiesa, in rappresentanza del Comune, anche il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi e il vicesindaco Daniele Donati.

Dietro al carro funebre babbo Stefano, mamma Michela, insieme agli altri parenti si incamminano verso il cimitero del paese. E centinaia di vadesi, con gli occhi bassi, partecipano al corteo. Perché fino all’ultimo vogliono far sentire a Gaia e alla sua famiglia l’abbraccio dell’intera comunità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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