Attenzione
Allargare la Doc? Una proposta che fa discutere
Meletti Cavallari lancia l’ipotesi Bibbona e Suvereto ma Gaja gli scrive: «Hai sempre voglia di scherzare...»
BOLGHERI. Allargare la Doc Bolgheri? Un'ipotesi suggestiva anche se futuribile che circola sottovoce negli ambienti degli addetti ai lavori. Pier Mario Meletti Cavallari, presidente della Strada del vino Costa degli Etruschi, tra i pionieri inventori della Doc, quando dette vita al Grattamacco, l'ha dichiarato in un'intervista al Tirreno. Oggi le cose sono cambiate: sul mercato la richiesta di Bolgheri supera la possibilità dell'offerta. Quale soluzione? «Bisogna non rinunciare alla qualità: a mio avviso questo si può fare allargando l'area di produzione alle zone limitrofe, territori come Bibbona e Suvereto che garantirebbero stessi standard qualitativi».
Un'ipotesi che Meletti Cavallari, uno dei grandi produttori bolgheresi e toscani - lasciato il Grattamacco ha rilanciato l'aleatico dell'Elba - sostiene senza problemi, anche se è consapevole che è un percorso a ostacoli di cui si parlerà forse tra decenni. «Sicuramente quando si realizzerà io non ci sarò più… - scherza -: tra l'altro io non faccio più parte dei produttori bolgheresi. Ma è una cosa normale allargare l'area di produzione. Tutte le grandi Doc hanno almeno una superficie vitata di duemila ettari. Bolgheri è una creatura abbastanza recente, è vero, si parla della prima Doc negli anni Ottanta, per arrivare alla Doc del rosso nel ’95. Ma la crescita della produzione di qualità e la risonanza sul mercato internazionale ha fatto esplodere la richiesta. Per mantenere gli alti standard di qualità e soddisfare la domanda è naturale guardare alle zone limitrofe: Bibbona ha praticamente le stesse caratteristiche di Bolgheri, e questo vale anche per Suvereto. Teniamo conto che all'interno delle grandi Doc ci sono differenze tra zona e zona, lo stesso avviene nel perimetro bolgherese, tra la collina di Castagneto e la zona a mare. Ma non voglio che questa ipotesi diventi una polemica sotto l'ombrellone. È giusto parlarne negli ambienti deputati».
Ipotesi che non è passata inosservata. Angelo Gaja, signore del Barbaresco, proprietario a Bolgheri della tenuta Ca' Marcanda, ha inviato una lettera a Meletti Cavallari. Breve ma puntuale come nel suo stile. "Avranno sorriso i miei colleghi produttori bolgheresi nel leggere la soluzione che tu proponi per porre rimedio alla crescita della domanda della Doc Bolgheri. Complimenti a te che conservi un inesauribile sense of humor". Come dire, con ironia: non parliamone neppure. L’argomento promette di fare scintille, invece. La Doc Bolgheri, che si estende su circa 1200 ettari di vigneti, conta una quarantina di produttori iscritti al Consorzio, un parterre che include quasi tutti i maggiori produttori italiani e molti stranieri. Basta citare alcune delle etichette che l'hanno fatta grande nel mondo: Sassicaia, Ornellaia, Masseto, Grattamacco… e i vigneron che hanno impiantato qui le proprie aziende: Antinori, Frescobaldi, Incisa della Rocchetta, Folonari, Gaja, Satta…
Sul suo territorio l'area vitata è praticamente esaurita, ma la richiesta è in crescita. È storia recente: dopo lunga trattativa, sono state introdotte delle modifiche al disciplinare. La nuova ipotesi è solo un embrione, ma promette di far discutere.
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