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Cia: «Speculazioni sui prezzi del grano»

Cia: «Speculazioni sui prezzi del grano»

CECINA. Il paesaggio delle campagne potrebbe presto cambiare. E sarà l’effetto a cascata di quanto saranno costretti a fare i cerialicoltori a partire dalla prossima campagna se la situazione dei...

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CECINA. Il paesaggio delle campagne potrebbe presto cambiare. E sarà l’effetto a cascata di quanto saranno costretti a fare i cerialicoltori a partire dalla prossima campagna se la situazione dei prezzi alla produzione non si modificherà a breve termine. A far suonare il campanello d’allarme è la Cia di Livorno.

«La Toscana ha una forte tradizione cerealicola - spiega Cinzia Pagni, presidente provinciale di Cia Livorno -, che le speculazioni di mercato rischiano di fare scomparire. Gli agricoltori attualmente producono grano di qualità in perdita e senza una inversione di marcia sui prezzi pagati, il rischio concreto è quello di un progressivo abbandono della produzione di grano duro, che alimenta la filiera della pasta uno dei prodotti emblema del made in Italy dell’agroalimentare, di cui viene esportato il 50% della produzione».

I frumenti teneri e duri prodotti quest’anno sono di buona qualità registrano dall’osservatorio Cia, ma la campagna di raccolta si è trasformata in un dramma per i cerealicoltori, costretti a competere proprio nel momento della trebbiatura, con una forte importazione dall’estero, da parte di operatori commerciali che stanno eliminando le scorte in condizioni di dumping. «Oggi 100 chili di frumento tenero valgono quanto 7 chili di pane e 100 chili di grano duro sono pagati 18 euro al produttore agricolo – spiegano dagli uffici Cia –, mentre 100 chili di pasta costano 180 euro al consumatore. Non è più possibile che il frutto del lavoro di un anno venga così svalutato e svenduto».

Troppo ampia ed ingiustificata a detta della Cia è la forbice per non lasciare indifferenti, nemmeno i consumatori, di fronte ad una tale distorsione del mercato che a loro volta corrono un rischio altrettanto grave, «quello di mangiare pane e pasta prodotti con grano non controllato, del quale non è garantita provenienza e salubrità». Per la Cia è necessario favorire una maggiore aggregazione dell’offerta e serve che i Consorzi agrari tornino a fare il loro lavoro. Perché oggi, invece di stoccare il prodotto, lo immettono sul mercato accrescendo di fatto la pressione sui prezzi, con comportamenti di tipo speculativo e anticoncorrenziale.

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