Il Tirreno

«Ci hai insegnato a mettere passione nella politica»

«Ci hai insegnato a mettere passione nella politica»

Il sindaco Franchi dà l’ultimo saluto a Danesin con l’orazione funebre davanti al palazzo comunale

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ROSIGNANO. Ma chi era veramente quest’uomo, questo Giuseppe Beppe Danesin che ieri mattina rappresentanti di istituzioni pubbliche e privati cittadini hanno voluto onorare commossi alle sue esequie? Un saggio sindaco? O un amante della buona cucina? Un militante ortodosso del Pci o un appassionato della danza della scuola di Mudra? O un riformista che segue tutte le evoluzioni della casa madre fino al Pd? Certo un po’ tutte queste cose ed altre ancora, come accade alle personalità non iscrivibili nella banalità dell’ovvio, come appunto per lui. Tuttavia Giuseppe Danesin, che aveva il buon gusto di ricordare che i suoi gli avevano affibbiato quel nome in onore di Stalin quando il comunismo nel mondo viveva di quel mito, aveva assunto fin da giovane una caratteristica specifica del suo impegno civile: la cultura. E ne faceva un giusto riferimento il sindaco Alessandro Franchi quando ieri mattina citava l’amministrazione Danesin come quella del «decennio della grande crescita culturale e della partecipazione attiva».

Sosteneva difatti Franchi: «Sono gli anni della Casa della cultura, dei consigli di quartiere, delle prime esperienze del comitato di gemellaggio; ma sono anche gli anni dell’acquisizione del castello Pasquini, centro propulsore della vita culturale e della spettacolazione». Sì questi sono meriti ‘storici’ che peraltro Danesin aveva conquistato sulla linea di una strategia di lungo periodo iniziata già dai suoi predecessori, Demiro Marchi e Leno Carmignoli. Tuttavia Giuseppe Danesin vi aveva inserito una sua particolare propensione verso i fenomeni artistici come un’occasione per la crescita anche delle proposte di ordine sociale e civile. E questo perché lo aveva sperimentato di persona, quando giovanissimo dirigente della federazione giovanile comunista aveva costruito esperienze di tipo artistico per i giovani del territorio insieme ad altri giovani che comunisti non erano. Un passo avanti tramite l’esperienza concreta dei fenomeni artistici per uscire dalle gabbie ideologiche e conquistare nuovi spazi di liberazione.

E così, più tardi nel tempo, una mattina del ’93 il sindaco Danesin volle onorare col premio Ginori il grande attore Marcello Mastroianni, espressione del cinema italiano nel mondo, e pretese che non si facesse soltanto un’intervista al personaggio ma che inventassimo qualcosa dell’arte del teatro e del cinema. E così Matroianni fu premiato da Danesin anche con la recita di giovani attori della Bottega fiorentina di due scene tratte da “Le notti bianche”.

E in questo senso va letto anche il suo impegno per l’Ensemble di van Hoecke e la danza contemporanea. Così la passione politica per uno come lui segnato fin dalla nascita in un canale prefigurato, quello della storia del Pci, aveva trovato nell’impegno verso l’arte l’occasione per non cristallizzarsi nei catechismi di maniera. Ed aveva così trovato l’energia per le innovazioni nel suo impegno pubblico e dunque giustamente ieri Franchi sottolineava come Beppe «da amministratore pubblico aveva segnato la strada, il cammino, l’orizzonte di un’intera comunità». (c.r.)

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di Redazione web