La manifestazione
Addio al geologo Fabio Saggini
San Vincenzo, l’uomo se ne è andato in silenzio così come aveva vissuto a 86 anni
SAN VINCENZO. San Vincenzo ha perso uno dei suoi personaggi più illustri. Fabio Saggini, geologo di fama e docente di geologia, paleontologia, scienze naturali e geografia, se n’è andato all’età di 86 anni. E lo ha fatto oltre un mese fa, in silenzio così come aveva vissuto. Saggini, dopo mezzo secolo vissuto a Pisa, era tornato ad abitare a San Vincenzo nel 2012, nella casa del nonno paterno in via Vittorio Emanuele II, subito dopo la morte dell’amata moglie Luciana Del Sarto. Laureato in Scienze geologiche nel '57 a Pisa, Saggini vinse una borsa di studio al Cnr e dal ‘57 al ‘65 fu assistente straordinario alle cattedre di geologia e paleontologia all’Università di Pisa.
Ricercatore geniale e prolifico, è stato autore di molte pubblicazioni di geologia dell’Appennino lucchese e pistoiese e di un saggio sull’interpretazione dei raddoppi tettonici della serie toscana. Saggini è stato poi docente di Scienze naturali e geografia all’Itc di San Miniato fino al ‘96, anno della sua pensione. Come geologo fu consulente di varie amministrazioni pubbliche, e come esperto in pianificazione territoriale effettuò, insieme a Piero Focardi, l’indagine geologica per il tracciato dell’autostrada tirrenica A12 nel tratto da Rosignano a Suvereto. Fu autore di “Morfologia costiera e trasporto detritico marino sul litorale della provincia di Livorno” e “Particolarità della costa sabbiosa maremmana a San Vincenzo”, studi in cui dimostra che nel litorale da Vada a Piombino il trasporto dei detriti avviene soprattutto da nord verso sud.
A San Vincenzo il geologo possedeva l’edificio Kimera e la caserma dei carabinieri, demolita alcuni anni fa. Conosceva diverse lingue, specie il russo e il tedesco, e leggeva sempre un quotidiano russo che faceva arrivare da Mosca. Così lo ricorda l’amico e collega Giancarlo Lari: «Colleghi geologi e amici fin dal 1989 – racconta Lari –, io e Saggini abbiamo svolto insieme varie indagini, fra cui lo studio sulla situazione idrologica dell’Arno da Pontedera a Pisa finalizzato al superamento delle casse d’espansione di Campo, l’indagine sulle balze di Volterra e la pubblicazione del volume “Volterra, l'avanzata delle Balze - Le balze di Volterra fra storia e nuove conoscenze geologico-strutturali”, dove viene illustrata una teoria che spiega la presenza delle balze e getta le basi di un progetto per fermarne l’avanzata. A Piombino svolgemmo nel 2000 l’indagine geologica per il progetto di recupero dell’antico ospedale di via Cavour e l’adiacente grande parcheggio sotterraneo di piazza Manzoni, valutando l’influenza dell’opera sui Canali di Marina. Poco incline ad utilizzare i nuovi mezzi informatici, mi chiedeva spesso di trovare su internet testi di brani classici e poesie di cui aveva memoria. L’ultimo brano che, poco tempo fa, mi chiese di cercare è un sonetto del Carducci contenuto nelle Rime nuove». Si tratta del sonetto “Colloqui con gli alberi”, i cui tre ultimi versi suonano così: “Ma più onoro l’abete: ei fra quattr’assi,/ Nitida bara, chiuda al fin li oscuri/ Del mio pensier tumulti e il van desio”. (p.f.)
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