Sicurezza
Casa Fattori, le dipendenti tra passione e orgoglio
La struttura per anziani, la coop Agorà, i mancati stipendi e lo scontro politico «Gli ospiti sono i nostri datori di lavoro. Chi ha il compito di controllare lo faccia»
BIBBONA. Il clima è teso. Raccontano di situazioni portate all’esasperazione le lavoratrici della Casa di riposo Casa Fattori. Sono 17 le dipendenti della Cooperativa Agorà d’Italia impegnate nella struttura. Non tutte hanno la voglia o il coraggio di spalancare le finestre su questa realtà. Stipendi pagati in ritardo, anche di mesi. Maggio lo hanno riscosso a luglio inoltrato. Materiale di consumo che scarseggia e altre pecche che stando all’esponente di Responsabilità civica Massimiliano Rugo sono «palesi violazioni del capitolato d’appalto». La struttura è finita al centro dello scontro politico. Ad agosto è previsto il rinnovo del consiglio di amministrazione. E il clima tra proprietà e cooperativa con l’appalto in scadenza a dicembre non è dei più sereni.
Rivendicano la dignità e la qualità del proprio lavoro le dipendenti di Casa Fattori. «La nostra divisa è più di un abito da lavoro – dicono –. È una carezza, un abbraccio, una parola per consolare. È un impegno a soddisfare i bisogni dei 25 ospiti, una spazzolata ai capelli, un tazza di latte, un vestito lavato e profumato, un cerotto messo su una sbucciatura. E i nostri sono spesso gli ultimi volti amici nell’attimo in cui un ospite lascia questo mondo».
Rivendicano la passione e l’orgoglio per il loro lavoro: «anche senza percepire lo stipendio, anche senza il materiale necessario, anche se costrette a fare con quel poco che abbiamo. Anche quando non ci portano rispetto o non ci viene riconosciuto alcun merito». E sottolineano in una lettera scritta a più mani: «La nostra divisa la indossiamo e la difendiamo da ogni sopruso, tirannia, ingiustizia o intimidazione e la portiamo sempre con il sorriso, nonostante delle volte venga sporcata da stupide lamentele e false illazioni». Ed ancora: «Lavoriamo per i nostri ospiti, sono loro i nostri datori di lavoro ed è per difendere i diritti nostri e di loro che abbiamo scelto di intervenire in questa vicenda».
Marcano le differenze rispetto alle polemiche. «Non siamo politici, funzionari ecclesiastici, dirigenti d’azienda, sindacalisti o amministratori di enti – dicono –. Siamo operatori socio assistenziali, cuoche, addette alla lavanderia e alle pulizie. Chi deve vigilare lo faccia, al pari di chi è chiamato a controllare. Noi dobbiamo e vogliamo solo lavorare».
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