Il Tirreno

Pentole d’oro, assolto l’economo del Comune

di Maria Meini
L'ingresso dell'ex ristorante La Capannina
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L'ingresso dell'ex ristorante La Capannina

Rosignano, il 14 luglio, dopo sei anni, l’udienza conclusiva del processo per l’acquisto degli arredi di cucina nel ristorante della moglie dell’ex sindaco Danesin

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ROSIGNANO. Lo scandalo delle “pentole d’oro”, come fu soprannominato all’epoca - era il 2009-2010 - è finito dopo sei anni con un niente di fatto. Assolto con formula piena l’unico imputato. Il 14 luglio, davanti al collegio del tribunale di Livorno presieduto dal dottor Perrone, l’udienza conclusiva del processo a carico dell’economo del Comune di Rosignano Plinio Torri, accusato di abuso d’ufficio. Torri si occupò dell’acquisto da parte del Comune degli arredi mobili e del pentolame dell’ex ristorante La Capannina alla fine della passata gestione affidata alla moglie dell’ex sindaco Giuseppe Danesin. Al termine dell’escussione dei testi della difesa, condotta dall’avvocato Luciano Picchi del foro di Livorno, anche il pm, dottor Mannucci, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. E il giudice ha stabilito che non ci fu reato.

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Il caso, è stato ricordato in tribunale, cominciò con un esposto anonimo alla procura, perché l’acquisto degli arredi e delle pentole e altri attrezzi di cucina avvenne con una stima giudicata esosa: 45mila euro più Iva. In totale il Comune andò a spendere circa 54mila euro. Intervennero i carabinieri, che acquisirono la documentazione inerente l’acquisto deciso dalla giunta Nenci.

La vicenda ebbe anche un clamore politico: se ne parlò infatti in consiglio comunale, a seguito di un’interpellanza presentata dalla consigliera del gruppo di minoranza Rds (Rosignano democratica e socialista) Angela Porciani e nel ristorante fu fatto un sopralluogo da parte della commissione consiliare Lavori pubblici e patrimonio.

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Si trattava di capire - ed era questo l’oggetto dell’indagine della magistratura - se il prezzo concordato per l’acquisto del pentolame e degli arredi fosse congruo. A scatenare i dubbi sull’operazione il fatto che il ristorante fino a circa un anno e mezzo prima era gestito da familiari dell'ex sindaco Danesin. Dal sopralluogo effettuato nell’aprile 2010 dalla commissione consiliare emerse che la stima di pentole e stoviglie sarebbe stata da rivedere perché nel tempo (come i cuscini per le sedie valutati per un totale di 240 euro) molti oggetti si erano visibilmente rovinati.

Gli indagati erano Torri, in qualità di economo, e il sindaco dell’epoca Alessandro Nenci. La posizione di Nenci però è stata archiviata e il processo si è aperto a carico dell’unico imputato: Plinio Torri.

Nenci è stato ascoltato ieri come teste della difesa, insieme alla dottoressa Barbarossa. Nella precedente udienza erano sfilati i consulenti dell’accusa per le perizie sui valori dei beni acquisiti dal Comune. Torri ha ricordato che la stima fu fatta velocemente, per evitare che i beni lasciati dalla conduttrice del ristorante deperissero e per poter trovare subito una nuova gestione del locale (di proprietà del Comune di Rosignano).

Il pm e il collegio giudicante hanno valutato la buona fede ed hanno escluso che ci sia stato reato.

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