Il Tirreno

Migranti, il dramma che parte dall’Africa

Migranti, il dramma che parte dall’Africa

La testimonianza del vescovo nigeriano Ukwuoma «La guerra va avanti a causa delle armi dell’occidente»

2 MINUTI DI LETTURA





CECINA. «Le scuole e gli ospedali della nostra Diocesi in Nigeria sono aperti a tutti, cristiani e musulmani. Qui insegniamo a non discriminare e offriamo cibo ai più poveri. Noi compriamo i loro prodotti, interagiamo con la comunità a tutti i livelli e organizziamo incontri tra capi cristiani e musulmani a livello nazionale, regionale e locale». Un messaggio di pace che il 9 luglio ha raggiunto il Comune Vecchio durante l’incontro pubblico tra il vescovo nigeriano, monsignor Augustine Ukwuoma, la cittadinanza e il mondo dell’associazionismo. Un esempio di vita che combatte ogni giorno l’escalation di violenza portata dall’organizzazione terroristica Boko Haram negli ultimi mesi nel nord-est della Nigeria.

La visita pastorale è stata curata dal cappellano del presidio ospedaliero di Cecina, don Taddeo Jude Ibegbug, con il supporto del vescovo di Volterra, monsignor Alberto Silvani ed il patrocinio del Comune di Cecina. «L’immigrazione non è un fenomeno nuovo nella storia dei popoli – ha confermato il vescovo Ukwuoma –, ma quando si è costretti a lasciare il paese contro la propria volontà si trasforma in dramma. I migranti che conosciamo sono quelli che scappano dalla guerra e dalla fame, una guerra che va avanti grazie alle armi dell’occidente».

Nel raccontare la sua esperienza quotidiana di fede e supporto, non dimentica di ringraziare l’Italia per l’accoglienza offerta e lancia un appello alla classe dirigente affinché «si possa trovare una maniera, non violenta, per fare in modo che l’unica immigrazione possibile sia quella volontaria». Il riferimento al fondamentalismo islamico, richiamato dalla Misericordia di Cecina, di Palazzi e dal Centro buddhista zen, disegna un quadro «complicato, perché il dialogo con i musulmani non è sempre agevole. I militari, musulmani anche loro, stanno combattendo i guerriglieri ma il nostro messaggio – ripete il vescovo – è sempre lo stesso. La nostra religione non ammette guerra, non evangelizza la violenza. Anche quando le nostre chiese vengono distrutte, cosa che capita spesso». Uno spaccato lontano dalle nostre coscienze, che ha come conseguenza principale i flussi migratori, in tutta la loro drammaticità. «Si fa presto a puntare il dito – osserva il vescovo Silvani –, ma la verità è che si tratta di persone che fuggono. Sono convinto che si troverà una soluzione, una via d’uscita». Via d’uscita che, secondo il sindaco Lippi, consiste «nella ricerca del giusto equilibrio tra i flussi migratori e le politiche di accoglienza».

Leondina Marulli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa