Il dolore
Dopo 72 anni la console tedesca omaggia le vittime dell’eccidio
Guardistallo, Renate Wendt dona il rapporto della commissione storica L’orazione di Spini alla commemorazione della strage nazista della Bucaccia
GUARDISTALLO. La console tedesca nel luogo della strage nazifascista di Guardistallo. Per la prima volta in 72 anni, a fianco del presidente dei familiari delle vittime dell’eccidio Rino Regini. Tutti i gruppi consiliari uniti. L’enorme schiera di rappresentanti delle istituzioni civili, militari, politiche e religiose invitate dal sindaco Sandro Ceccarelli. Il vessillo di Guardistallo vicino a quello di Sant’Anna di Stazzema. I gruppi partigiani, i discorsi ufficiali. Le testimonianze. La voce rotta dall’emozione. Tutto questo è stata la celebrazione, che si è tenuta nella mattinata di domenica 3 luglio, dell’eccidio che il 29 giugno 1944 provocò 63 vittime innocenti. E per la prima volta la sensazione che la riaffermazione dei valori della Resistenza è finalmente andata di pari passo al riconoscimento della verità dei fatti: un primo tentativo di riconciliazione e di memoria storica condivisa che ha visto una grandissima partecipazione anche di semplici cittadini.
«Cosa possiamo fare per non perdere la memoria? Sicuramente parlando e coinvolgendo i giovani. Oggi a Guardistallo ho assistito ad un contributo importante da parte loro – ha detto nel suo discorso alla Bucaccia, luogo dell’eccidio, la console tedesca Renate Wendt -. Questo mi piace molto e non è un fatto unico e singolo in Toscana. Anche in Germania la cultura della memoria è molto forte e ci sono molto luoghi dove tale cultura è tenuta presente. Colgo l’occasione per donare al Comune di Guardistallo il rapporto della commissione di storici italo tedeschi. Pubblicato nel 2012 questo rapporto ha il senso generale di sviluppare una prospettiva per guardare in un modo nuovo alla storia sotto molti aspetti». La presenza della console tedesca è sicuramente l’aspetto più importante di questa commemorazione. «Non era così scontata e ricordo ancora con emozione la prima telefonata per invitarla alla cerimonia – ha detto il sindaco Ceccarelli rivolgendosi a Renate Wendt -. Una presenza che esprime la vicinanza del popolo tedesco a quello di Guardistallo e segna un nuovo percorso, di pace e di speranza per la mia gente. La stessa speranza alla quale centinaia di giovani si ispirarono fino ad abbracciare le armi per ottenere la libertà. Quel valore della libertà da trasmettere ai ragazzi di oggi che amano la vita. Perché loro, o ognuno di noi, oggi è un partigiano. Pertanto viva la pace, viva l’Italia e viva Guardistallo». Emozionante anche l’intervento di Rino Regini, presidente del comitato dei parenti delle vittime dell’eccidio. «Credo di essere il primo familiare a prendere la parola in questo luogo dove è stato fucilato mio padre insieme ad altre 62 persone – ha detto Regini -. Come comitato nato da poco ci siamo posti l’obiettivo di diffondere alle nuove generazioni gli accadimenti di quel 29 giugno 1944. E chiediamo con forza la medaglia d’oro. Per questo ci sarà bisogno di tutti, a partire dalle associazioni Anpi di Pisa e di Livorno alle quali chiedo un incontro anche per meglio organizzare le future commemorazioni».
Da segnalare, in chiusura, l’orazione ufficiale dell’onorevole Valdo Spini. Tra elementi storici in grado di richiamare non solo i valori della resistenza e della libertà, ma anche quelli dell’unione europea, oggi più che mai argomento al centro delle cronache e messo, forse, in discussione con troppa facilità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
