Lutto
«Il mestiere del regista scelto dai disadattati»
Castiglioncello, il regista Premio Oscar Paolo Sorrentino si è raccontato a Parlare di cinema: «Ora guardo pochissimi film, sono uno spettatore problematico»
CASTIGLIONCELLO. La fatica di vivere raccontata attraverso molti dei suoi personaggi, i suoi film preferiti, la centralità che le colonne sonore hanno nei suoi film, ma anche il suo rapporto con la religione e con la pigrizia. Un Paolo Sorrentino, quello che ha monopolizzato l'attenzione del folto pubblico che nel pomeriggio di sabato 25 giugno si è radunato alla Limonaia per acclamare il regista premiato con l'Oscar per il film “La grande Bellezza”, che si è concesso per oltre un'ora alle tante domande del pubblico.
Vestito casual con i soliti capelli scomposti e il sorriso ironico, Sorrentino, ospite nella rassegna "Parlare di Cinema a Castiglioncello", si è dato al pubblico con semplicità e disponibilità. Alla fine dell'incontro, con la moglie e accompagnato dal sindaco Alessandro Franchi, ha voluto godersi lo spettacolo di Castiglioncello al tramonto, facendo una passeggiata sul lungomare di Portovecchio. Una Castiglioncello che è stata apprezzata dal regista proprio per la sua atmosfera e le sue ville inizio '900. «Il regista - ha esordito Sorrentino - è un lavoro che viene scelto dai disadattati che, così, si creano una zattera di salvataggio per aggrapparsi ad un'altra vita».
Il suo rapporto con i film: «prima vedevo tantissimi film al giorno adesso ne vedo di meno perché ho uno sguardo da spettatore un po' problematico». Ma ci sono pellicole alle quali Sorrentino è particolarmente legato: "L'uomo che amava le donne" di Francois Truffaut, i film di Federico Fellini e di Martin Scorsese, nonché “Tempesta di ghiaccio”, diretto da Ang Lee, didattica della sceneggiatura.
A cosa può aspirare un regista dopo aver vinto l'Oscar: «ho sempre avuto il timore che ogni mio film fosse l'ultimo - risponde con modestia - vincere l'Oscar mi è sembrato potesse significare che forse un altro film avrei potuto girarlo». E poi il rapporto con gli attori, in particolare con Toni Servillo «con il quale ho un intesa molto facile che si confà con la mia pigrizia». Attori italiani che avrebbero potuto vincere l'Oscar, primo tra tutti «Gian Maria Volontè- dice - ma anche Ugo Tognazzi e Marcello Mastroianni». Quindi la musica che nei film di Sorrentino è un elemento chiave, quello che fa la differenza: «sono appassionato di musica, scelgo da solo molti brani mi affido meno a compositori da film. “Il divo” è nato da un'idea musicale. Ho associato la musica rock ad Andreotti, una scelta inusuale anche se Andreotti conosceva meglio, rispetto ad altri, il senso dello spettacolo». Adesso Sorrentino sta girando "Il giovane Papa", ma qual è il suo rapporto con la fede? «Ci devo pensare», ha detto sorridendo».
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