Il Tirreno

Polo Magona, Costalli dice addio e sbatte la porta

di Manolo Morandini
Una veduta degli edifici del Polo Magona a Cecina
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Una veduta degli edifici del Polo Magona a Cecina

Cecina, all’origine del passo le spaccature tra i soci emerse nella prima riunione del consiglio di amministrazione

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CECINA. La figuraccia è servita. Sergio Costalli si chiama fuori. La lettera di dimissioni da presidente neo eletto e consigliere di amministrazione del Consorzio Polo Magona è sui tavoli dei protagonisti che hanno portato all’empasse. Irrevocabili. Nessuno se ne assume la paternità. Tutti innocenti, tutti colpevoli. La brutta figura resta. Così come il prolungarsi della fase di stallo per una realtà che da oltre un mese marcia senza testa.

Ore 17,30. Venerdì 17 giugno. La convocazione del consiglio di amministrazione (Cda) del Polo Magona tiene conto del calendario degli Europei di calcio. Gli Azzurri hanno appena archiviato la pratica Svezia e ipotecato il passaggio agli ottavi di finale. I consiglieri a più di un mese dall’elezione si riuniscono per la prima volta. Le settimane sono passate per trovare una quadra e dare un assetto che metta tutti d’accordo: i Comuni di Cecina e Rosignano, la provincia, l’Università di Pisa e i soci privati.

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L’intesa dava come nuovo presidente Sergio Costalli, che è al suo primo mandato da consigliere, suo vice il presidente uscente Claudio Scali e la conferma nel ruolo di direttore generale di Cristiano Nicolella. Una squadra di traghettatori, tenuto conto che alla fine dell’anno scade la convenzione con il Comune di Cecina per l’uso dei locali e tre mesi dopo, a marzo 2017, arriva a fine vita il Consorzio, dopo 20 anni di attività. Invece, il banco salta. E il botto è di quelli destinati a restare impressi nella memoria di chi segue da vicino la politica locale.

Nicolella viene sacrificato. Nel suo ruolo viene indicato il professor Scali. I consiglieri votano a maggioranza, senza tenere in considerazione che lo stesso si dichiara indisponibile ad assumere il ruolo. L’ingegner Paolo Rotelli (indicato dal Comune di Rosignano), Costalli (Provincia) e Simone Genovesi (in rappresentanza dei privati) votano a favore. Contrari lo stesso Scali e Alberto Niccolini (Comune di Cecina). Per la vicepresidenza stessi equilibri, viene eletto Genovesi.

La manovra sortisce l’effetto di un elefante in una cristalleria. Scali si chiama fuori, e non accetta l’incarico che ad oggi è vacante. Costalli da seguito all’imbarazzo che gli ha procurato sedere a quel tavolo. Passano un sabato e una domenica e presenta le sue dimissioni irrevocabili. Nessuna sua dichiarazione a domanda precisa. Quando viene raggiunto al telefono taglia corto: «Mi trovo in Camera di commercio ad occuparmi di questioni importanti. Altri avranno di che parlare». Invece, tutti glissano.

«È importante rimettere in piedi una prospettiva comune al di là di quello che è successo», dice il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi che in questa vicenda opera anche in qualità di presidente della Provincia. «Lavoro perché l’attività del Polo si mantenga e possa ampliare i propri orizzonti in un rapporto privilegiato con l’Università di Pisa, nell’ottica di allargare la partecipazione ai comuni limitrofi – dice il sindaco di Cecina Samuele Lippi –. Quello che è accaduto va nel senso opposto». Genovesi prova a gettare acqua sul fuoco delle polemiche: «Siamo fiduciosi, ci sono dei segnali positivi. Delle volte si tratta di riuscire a mettere insieme più che dividere». Dovrà essere convocata una nuova assemblea dei soci per eleggere il membro del Cda mancante e a ruota il consiglio di amministrazione si dovrà riunire per assegnare gli incarichi e nominare il direttore. I giochi si riaprono.

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