Il Tirreno

Un documentario sulla città-giardino

Elisa Pastore
La fabbrica e il villaggio Solvay
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La fabbrica e il villaggio Solvay

Solvay vista dal regista Gabriele Veronesi

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ROSIGNANO. Il regista Gabriele Veronesi, assieme a tutta la sua troupe, nei prossimi mesi sarà a Rosignano Solvay per girare un documentario sul villaggio industriale nato nei primi anni del secolo scorso.
Le date di inizio delle riprese non sono ancora state stabilite.
«Inizialmente erano previste per il mese di maggio – ha spiegato l'assessore Licia Montagnani – ma visto l'inizio della stagione estiva molto probabilmente saranno spostate in autunno». Certo è che la giunta comunale, all'unanimità, ha già concesso il patrocinio per il suo “valore sociale, culturale e di promozione turistica”.
Si tratta infatti di un cortometraggio che verrà proposto alle televisioni che trasmettono canali dedicati alla storia e all'arte sia sulla Rai che su Sky. Un documentario che verterà quindi principalmente sulla storia del paese.
«Racconterà – ha sottolineato l'assessore – il modello di sviluppo urbano di Rosignano, inteso come caso esemplificativo di città aziendale grazie anche alla massima disponibilità che è stata concessa al regista dalla società Solvay».
Ne affronterà gli aspetti architettonici, urbanistici, antropologici e sociali attraverso il racconto dei residenti. Si focalizzerà, insomma, su quello che - così come si legge nella delibera della giunta comunale - può essere considerato un grande esperimento difficile da replicare.
Erano infatti i primi anni del Novecento quando l'industriale Ernest Solvay decise di costruire uno stabilimento per la fabbricazione della soda.
Dal 1917, anno in cui - grazie ad una delibera comunale, il primo agglomerato di case costruite per gli impiegati e gli operai della fabbrica fu chiamato “Rosignano Solvay” - l'allora “città giardino” è stata talmente ampliata che oggi il paese conta circa 16mila abitanti.
Un agglomerato urbano che in 100 anni è stato sempre caratterizzato da uno stile che Veronesi cercherà quindi di raccontare nel suo documentario. Ne descriverà i viali alberati, le scuole ed i lotti squadrati. La stazione ferroviaria e le chiese. Il teatro, lo stadio, il circolo ricreativo dei Canottieri e le spiagge bianche. Quel tratto di costa “artificiale”, finte Maldive toscane, meta però ogni anno di migliaia di turisti attratti dalla tintarella veloce. Quel bianco della sabbia e dell'acqua, conseguenza di decenni di scarichi della multinazionale Solvay che ne hanno fatto un paradiso chimico.

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