La manifestazione
C’è un video e scagiona il paracadutista
La Procura di Livorno ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo ma non c’è nessun indagato iscritto
CECINA. A scagionarlo è il video girato a bordo dell’aeromobile. Nel filmato, acquisito dalla Procura di Livorno, si vedono con chiarezza le mani dell’uomo. Non effettuano alcuna manovra scorretta. Ed è un dato che fa il paio con le testimonianze degli altri paracadutisti a bordo del Pilatus caduto l’11 giugno a 300 metri dall’aviosuperficie del Paduletto, dove sono morti il pilota Alessio Orzelli, 38 anni di Roma, e il copilota Cherubino Sbrana, 27 anni di Carmagnola (Torino). Il colonnello Gianluigi De Matteis, ufficiale artigliere paracadutista in servizio al Cisam di Pisa, è in posizione di lancio, con il portellone già aperto. È in questa circostanza che il suo paracadute di soccorso si apre. A quel punto l’uomo viene risucchiato fuori e non può effettuare nessuna delle manovre previste in fase di uscita dall’aeromobile. Viene risucchiato. Con la vela che si aggancia allo stabilizzatore di coda. L’impatto con il corpo. Di spalle, protetto dal sacco del paracadute principale. L’alettone che cede. E si piega in modo da far perdere stabilità al velivolo.
Non c’è nessun iscritto nel registro degli indagati confermano dalla Procura di Livorno. Il fascicolo aperto dal pubblico ministero Fiorenza Marrara prevede l’ipotesi di reato di omicidio colposo, ma in questa fase è a carico di ignoti. Gli inquirenti che indagano sull’incidente trovano sempre maggiori conferme per accreditare la tesi dell’evento accidentale. Fondamentali per la dinamica, al di là delle testimonianze dei sette paracadutisti a bordo, si sono rivelate le riprese video. E gli elementi raccolti dagli esperti di volo e paracadutismo arrivati da Roma. Anche il sacco in dotazione a De Matteis prova che i comandi per l’apertura della vela di emergenza non sono stati azionati.
Completata la verifica della documentazione che attesta la regolarità delle dotazioni in uso ai paracadutisti. Sulla carta, insomma, è tutto in regola. E si tratta di una verifica che gli inquirenti hanno eseguito con il supporto dei tecnici esperti dell’Agenzia nazionale sicurezza volo. Anche per il velivolo non sono emersi elementi di irregolarità. Quella che prende corpo è una fatalità che gli esperti di volo e paracadutismo evidenziano come possibile. E che nella circostanza ha provocato l’incidente perché l’uomo al momento dell’apertura della vela di emergenza si trovava con il portellone già aperto, in posizione di lancio.
Resta da trovare risposta. Perché si è attivato il meccanismo che ha innescato l’apertura della vela di emergenza? «Il paracadute ausiliario o di emergenza risponde a norme internazionali – affermano dall’Ente nazionale aviazione civile (Enac) –. È manutenuto periodicamente, presso i centri di ripiegamento approvati dall’Enac e l’intervallo di manutenzione varia da 6 mesi a 12 mesi».
Tra le tappe dell’indagine c’è quella medico legale, con le autopsie dei cadaveri del pilota Alessio Orzella e del copilota Cherubino Sbrana, quest’ultimo si trovava a Cecina per un volo di istruzione. Indicativamente dovrebbero essere svolte dal medico legale Marco Di Paolo, dell’Istituto di medicina legale di Pisa, il 15 giugno. Un atto dovuto per la circostanza dell’incidente in cui sono deceduti.
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