Il Tirreno

Aereo precipitato, un difetto nel paracadute all’origine della tragedia

di Manolo Morandini
I tecnici al lavoro sulla carcassa dell'aeromobile
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I tecnici al lavoro sulla carcassa dell'aeromobile

Cecina, disposta la rimozione, ma non il sequestro della carcassa dell’aeromobile. Saranno eseguite le autopsie sui corpi dei due uomini dell’equipaggio

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CECINA. L’apertura accidentale del paracadute di soccorso. E senza che il paracadutista abbia compiuto manovre per causarla. È il dettaglio su cui si concentra l’inchiesta che punta a far luce sull’incidente dell’aereo caduto a trecento metri dall’aviosuperficie del Paduletto dove sono morti il pilota Alessio Orzelli, 38 anni di Roma, e il copilota Cherubino Sbrana, 27 anni di Carmagnola (Torino). Sulla carcassa del velivolo i tecnici dell’Agenzia nazionale sicurezza volo hanno lavorato anche ieri. Poi il via libera alla rimozione, con il trasferimento in un’area dell’aviosuperficie. Il relitto è sotto un telo verde, ma non sono state riscontrate ragioni per disporne il sequestro.

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Alle 12,40 dell’11 giugno lo schianto a terra. Con i corpi dei due piloti che vengono rimossi a distanza di molte ore. Dopo gli accertamenti tecnici il pubblico ministero Fiorenza Marrara della Procura di Livorno ha disposto il trasferimento delle salme all’Istituto di medicina legale di Pisa. È già sera quando avviene il trasferimento. Nei prossimi giorni saranno effettuate le autopsie. Ma è dai filmati delle videocamere, dalle testimonianze dei protagonisti, i sette a bordo del velivolo pronti a lanciarsi da quota 3.800 metri, tra cui due istruttori dello Skydive Kalifornia, come dallo zaino dell’uomo risucchiato fuori dal velivolo, l’ufficiale artigliere paracadutista Gianluigi De Matteis, in servizio al Cisam di Pisa, e con una solida esperienza in fatto di lanci, che sono arrivate da subito le risposte sulla dinamica dell’incidente.

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Quel tragico volo era l’ultimo in programma prima della pausa pranzo. Quindici minuti o forse meno, dal decollo al rientro in pista. Invece è precipitato in un tragico vortice. L’apertura accidentale del paracadute di soccorso. Con il colonnello De Matteis in prossimità del predellino di uscita risucchiato fuori dal velivolo, verso i piani di coda. L’urto violento. Nella zona protetta dallo zaino, con all’interno la vela principale. L’alettone che cede. Che si piega, al punto da rendere l’aeromobile ingovernabile. Chi assiste da terra a quei tragici istanti racconta di una prima fase in cui i piloti avevano trovato il modo di recuperare stabilità. Riportando il velivolo dritto. Pochi istanti. Poi l’avvitamento fino all’impatto piatto di rovescio. I paracadutisti riescono tutti a lanciarsi. Per i due piloti, invece, non c’è stato scampo.

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Chi ha esaminato lo zaino del De Matteis racconta del segno evidente dell’urto. Con il paracadute principale al suo posto, nel pacco. E anche i comandi dell’emergenza non sono stati utilizzati. Una casualità su cui dovrà essere fatta luce. Un’eventualità rarissima, che andrà chiarita, poiché il paracadute di soccorso è quella parte dell’equipaggiamento la cui manipolazione viene fatta solo in sale autorizzate e controllate dall’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac).

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