Il Tirreno

Un caso isolato da condannare senza allarmismi

di Maria Meini

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L’aggressione all’hotel Saint Vincent, il primo della costa ad ospitare profughi per conto della prefettura, sta scatenando polemiche a non finire. E la solita deriva razzista che trova sponda sui social. Proviamo con la matematica, come ha fatto il prete di Castiglioncello, che da due anni promuove occasioni d’incontro coi migranti: 5 cattivi contro 39 buoni. L’aggressione contro un mediatore culturale dell’Arci e il portinaio dell’albergo ha coinvolto 5 dei 44 profughi. Il primo atto di violenza che si verifica in due anni. Perché, si chiede don Fiordaliso, fa più notizia il 5 del 39? Perché l’evento è un pretesto per scatenare gli istinti razzisti.

Vero, ma c’è un’altra riflessione che vogliamo proporre: che fa sempre più notizia il cattivo del buono. È una regola umana prima ancora che giornalistica o letteraria. Gomorra insegna. La questione profughi e il più vasto fenomeno migratorio sono il problema dei problemi. La soluzione non ce l’ha nessuno, ma è chiaro che lo scontro buonisti-cattivisti non aiuta. Dobbiamo cominciare a distinguere se non vogliamo cadere nella trappola della generalizzazione che porta dritto alla banalizzazione del male: al sono tutti uguali, che solletica la voglia dello struzzo, del rimandiamoli a casa loro e il problema è di altri. Assolvere e giustificare è sbagliato, con chiunque. Chi delinque va condannato. Punto. È l’unico modo per arginare l’allarmismo di chi soffia sul vento della paura.

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