Il Tirreno

Guerre e dittature nei Paesi di provenienza dei migranti

«La maggior parte di queste persone non scappano da zone di guerra. Ma allora perché sono qui accolti come rifugiati o migranti che necessitano di aiuto?». Questo frase è tra le più ricorrenti sui...

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«La maggior parte di queste persone non scappano da zone di guerra. Ma allora perché sono qui accolti come rifugiati o migranti che necessitano di aiuto?». Questo frase è tra le più ricorrenti sui social network e nelle strade di Castiglioncello. Dove i cittadini si interrogano e protestano per quanto avvenuto il 7 giugno all’hotel Saint Vincent. Ma in tutti i paesi di provenienza degli ospiti hanno in corso guerre e conflitti. In Mali dal 2012 l’esercito francese e quello maliano stanno combattendo gruppi radicali islamici. Più altri conflitti tra vari gruppi militari. In Guinea nel 2008 c’è stato un colpo di stato e il paese per due anni era sull’orlo di una guerra civile. In Bangladesh guerra in corso tra l’esercito regolare e varie cellule terroriste legate ad Al-Qaeda. In Pakistan scontro tra l’esercito e movimento filo governativo da un lato e una infinita serie di brigate, movimenti e gruppi legati ai talebani e all’Isis dall’altro. Il Gambia ufficialmente è uno dei pochi paese non in guerra e dove non c’è una dittatura. Ma chi emigra da lì lo fa principalmente per ragioni economiche. L’emergenza ebola e il taglio dei sostegni economici dell’Unione Europea nel dicembre 2014 hanno riaperto un forte flusso da questo paese. Il Ghana è coinvolto a vario titolo nella guerra della Somalia. In Senegal l’esercito si scontra dal 1982 con le forze democratiche di Casamance. In Nigeria l’esercito nazionale è in guerra contro la setta islamica di Boko Haram. Che attacca spesso anche il Camerun, altro paese di provenienza di alcuni degli immigrati provenienti dall’Africa.

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