Finanza
Eccidio, morti e polemiche nasce il comitato dei martiri
Guardistallo. «Chiediamo la medaglia d’oro, le nostre non sono vittime di serie C» Il sindaco: «Revisionista? Spieghiamo la verità». I familiari: «Errori di alcuni partigiani»
GUARDISTALLO. Il primo comitato dei martiri delle vittime dell’eccidio di Guardistallo si è costituito. L’atto ufficiale della nascita dell’associazione è del 13 maggio scorso, anche se in occasione della festa della Repubblica in Municipio il sindaco Sandro Ceccarelli ha presentato pubblicamente le prime iniziative alle quali il gruppo prenderà parte. Un comitato che nasce 72 anni dopo l’eccidio della Bucaccia. Un ritardo anomalo, come anomala è tutta la storia, combattuta anche a colpi di denunce e controdenunce, legata ad una delle più gravi stragi nazifasciste avvenute in Toscana. «Il comitato si è istituito troppo tardi e le responsabilità sono da ricercare anche in molte delle precedenti amministrazioni comunali e molte, forse, dipendono anche da noi familiari che non abbiamo mai cercato di formare un associazione simile a quella nata, ad esempio, a Sant’Anna di Stazzema – spiega il presidente Rino Regini -. In collaborazione con l’amministrazione comunale, che ha già riaperto la pratica e chiesto un incontro con il presidente della Repubblica Mattarella, cercheremo di ottenere la medaglia d’oro al valore civile e a quello militare. I nostri morti non devono essere considerati morti di serie C». Sulla strage di Guardistallo è ripresa una polemica tra il primo cittadino, Sandro Ceccarelli, e il gruppo di opposizione Democratici per Guardistallo. «Sono stato accusato di voler fare revisionismo storico – ha detto ieri alla cerimonia il sindaco -. Bene, se collaborare per la creazione di un comitato per la prima volta apartitico e apolitico e nato dal basso, libero e aperto a tutti è essere revisionista, allora sono revisionista. C’è una parte di storia che alcuni non vogliono sia raccontata, in particolare alle nuove generazioni. Noi andremo avanti per la nostra strada, preparando al meglio le celebrazioni del 29 giugno». A spiegare la controversia legata ci pensa ancora il presidente Rino Regini. «Una parte politica ha sempre difeso l’operato di tutti i partigiani, rendendo le loro gesta eroiche in maniera aprioristica – spiega Regini -. I 30 partigiani di Guardistallo, molti dei quali giovanissimi e senza alcuna esperienza militare, avevano l’ordine di muoversi solo di notte e di stare al coperto il più possibile. Molti testimoni, anche un mio cugino, li vide spostarsi di giorno e su una strada allo scoperto, mentre i tedeschi erano in ritirata. Fu un errore visto che 12 ore più tardi gli alleati avrebbero liberato il paese. Poi questi partigiani scapparono, gettando via fazzoletti e armi nei pressi dei poderi che furono rastrellati dai soldati e portarono alla morte di molti civili inermi, tra questi mio padre. E tra gli 11 partigiani che morirono tutti erano di Modena e non del gruppo di Guardistallo».
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