La manifestazione
I morti tedeschi all’Acquerta e gli eccidi
Per lo storico Paolo Pezzino non c’è un collegamento con le stragi di Riparbella e di Guardistallo
PISA. «Non ho materialmente dei dati a disposizione, ma posso escludere che questi soldati tedeschi trovati uccisi nella zona del rifugio abbiano provocato, pochi giorni dopo, le rappresaglie sia di Riparbella che di Guardistallo». Paolo Pezzino, storico contemporaneo tra i più autorevoli studiosi delle stragi naziste avvenute nel 1944 in Toscana, non crede che ci possa essere un collegamento tra quanto raccontato da Lido Serafini, in particolarei quattro soldati tedeschi uccisi proprio poco prima del passaggio del fronte, e le due rappresaglie avvenute poco dopo. Quella del podere “Le Marie” e quella, ancora più grave con oltre sessanta vittime tra civili e soldati, in località “La Bucaccia” a Guardistallo.
«Per prima cosa credo sia necessario sfatare la leggenda metropolitana che fosse in vigore una regola per la quale per ogni morto tedesco dovessero essere uccisi dieci italiani - spiega Pezzino -. Per questo non è “anomale” che, se si prende il caso dell’eccidio di Guardistallo, siano stati passati alle armi più di sessanta persone tra civili e partigiani a fronte di un unico soldato tedesco ucciso».Pezzino, come fatto nel libro “Anatomia di un massacro. Controversia sopra una strage tedesca” ricostruisce quali furono i motivi di tale rappresaglia. «Le fonti sono concordi sul fatto che i tedeschi in ritirata incrociarono un gruppo di partigiani che stavano attraversando una strada - precisa lo storico -. Ho intervistato il partigiano che sparò e uccise il soldato tedesco. Lo fece per paura di essere scoperto. E si può dire che l’incontro fu fortuito. Il rastrellamento che ne seguì nei poderi vicini allo scontro a fuoco era legato proprio a quell’episodio. Se fossero stati trovati più di cinquanta civili, e senza l’intervento del parroco di Guardistallo, forse i morti sarebbero stati anche di più. Non c’erano, purtroppo, regole precise in tal senso».
Una memoria condivisa e pacificata, però, è difficile da avere. I due fronti, chi attribuisce ai partigiani la responsabilità prima dell’eccidio e chi, invece, ne rivendica l’operato sono presenti ancora oggi. Anche se un passo avanti a Guardistallo è stato fatto. Con un’associazione di parenti delle vittime dell’eccidio che verrà ufficializzata proprio oggi, 2 giugno. (ale.bie.)
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