Il Tirreno

Sgomberata dalla polizia municipale la palazzina fatiscente

di Alessandro Bientinesi
L'edificio oggetto dello sgombero a Vada (Foto Michele Falorni/Silvi)
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L'edificio oggetto dello sgombero a Vada (Foto Michele Falorni/Silvi)

Vada, l'edificio era abitato da alcuni cittadini senegalesi. La decisione del Comune per le pessime condizioni igienico sanitarie dell'immobile

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VADA. Non è possibile vivere in quelle condizioni. Senza acqua corrente e con un impianto elettrico potenzialmente mortale. Non avendo la possibilità di proteggersi dal freddo o dal caldo perché in quella casa gli infissi non ci sono praticamente più. Alla fine, dopo la segnalazione dell'Usl e un'ordinanza di sgombero firmata dal sindaco di Rosignano Alessandro Franchi, quell'abitazione fatiscente al civico 66 della vecchia Aurelia, poco prima dell'abitato di Vada, è stata sgomberata nella mattinata di venerdì 27 maggio.

Sgomberata anche dai suoi abitanti che da anni vivevano in condizioni igienico sanitarie a dir poco disastrose. Al momento dell'intervento della polizia municipale, supportato da polizia e carabinieri, sono state sei le persone, tutte di nazionalità senegalese, che hanno dovuto portare fuori tutte le loro cose: materassi, vestiti, forni a gas, bombole e gli effetti personali conservati nell'edificio. Un palazzina di due piani la cui proprietà non si è mai curata di eseguire alcun lavoro di ristrutturazione o messa in sicurezza.

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La vicenda parte da lontano. Tra il marzo e l'aprile 2013, infatti, da dei controlli effettuati dall'Asl emergono "problemi per mancanza di manutenzione con sporcizia e notevole umidità ed in particolare l'accertamento della mancanza di approvvigionamento idrico potabile". Alla proprietà, la società Elleci srl di Cecina, viene notificata nel maggio 2013 la non abitabiltà degli immobili. Ne segue, nell'agosto 2013, un sopralluogo del comando di polizia municipale che verifica come "nessuna delle carenze riscontrate sia stata eliminata e che risultava recintata solo una porzione dell'immobile" cosa che conferma la non abitabilità dell'immobile.

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Nei tre anni successivi, però, l'edificio viene abitato. Difficile capire con esattezza da quante persone, ma almeno fino all'anno successivo, il 2014, ci sono dei contratti di affitto a dimostrarlo. Uno di questi ce lo mostra Ibrahim. "Vivo in questa casa da quindici anni e almeno fino al 2013 almeno l'acqua c'era - ci dice mostrando un contratto di affitto con il nome tra un connazionale e la società Elleci -. Ho sempre pagato l'affitto del mio appartamento. Quanto? Ci venivano chiesti almeno 6600 euro annuali". La cifra compare nel contratto. Per un solo appartamento, in quello che assomiglia, dall'esterno, ad un rudere. E dai appartamenti, qui, ce ne sono almeno quattro. I senegalesi sgomberati si avvicinano e ci mostrano alcune foto scattate con il loro cellulare all'interno. Sono un tuffo diretto in un girone infernale. Macchie di umidità in ogni angolo delle stanze. Finestre rotte, fornelli adagiati a due passi da materassi buttati direttamente sul pavimento.

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Non possiamo entrare perché la proprietà è privata, ma gli agenti di polizia municipale, polizia e carabinieri ci fanno capire come l'odore all'interno della casa sia quasi insopportabile. Lo sgombero procede per tutta la mattinata e fino al primo pomeriggio del 27 maggio. Senza alcun tipo di tensione per merito sia dei cittadini senegalesi che delle autorità presenti. Alla fine i due varchi di accessi all'abitazione vengono murati. Il Comune riesce a trovare una sistemazione ad una persona in non perfette condizioni di salute, le altre dovranno organizzarsi con la solidarietà dei connazionali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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