Il Tirreno

Voci da dietro il banco “La crisi si fa sentire beato chi chiude in pari”

Voci da dietro il banco “La crisi si fa sentire beato chi chiude in pari”

Progetto Fermi. Gli studenti redattori del FermiOne intervistano gli ambulanti del mercato del martedì

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CECINA. Cosa vi ha spinto ad aprire un'attività ambulante?" "La crisi!"

Questa è stata la risposta della maggior parte dei commercianti intervistati al mercato di Cecina, nella mattinata del 24 maggio, dai giovani giornalisti del liceo Enrico Fermi. Il mercato, attività che originariamente va incontro al desiderio di risparmiare senza rinunciare alla qualità, sembra aver perso gli attributi che lo distinguevano a causa della concorrenza di supermercati, discount e venditori abusivi con prodotti scadenti spesso di provenienza estera, in particolare extraeuropea.

"Le persone preferiscono i cibi belli a quelli sani", sostiene una fruttivendola veterana del posto, facendo riferimento alla mentalità moderna per la quale i beni più preziosi sembrano ormai la riduzione dei tempi e una innaturale perfezione estetica, piuttosto che la cura da dedicare a un prodotto sano ma imperfetto, che deve essere pulito e trattato prima della consumazione.

Gli stessi ambulanti ci hanno potuto confermare che la domanda degli acquirenti è minore, così come il loro guadagno, influenzato dal pagamento delle imposte in costante aumento.

"Sei fortunato se chiudi l'anno in pari tra il costo e il ricavato, sei un mito se riesci a guadagnarci qualcosa!" afferma un venditore che, dal 1975, svolge l'attività e ha vissuto in prima persona il declino economico.

Le parole degli emergenti nel settore - come una coppia che si dedica alla vendita dei cosmetici da poco più di un mese, partita da zero con coraggio, a differenza di molti altri che hanno ereditato il banchetto e di conseguenza sono facilitati dall'esperienza e conoscenze nel campo - esprimono l'esigenza di trovare una risposta alla crisi, con un investimento potenzialmente rischioso che potrebbe non garantire la soddisfazione delle loro aspettative.

"Consiglieresti a noi giovani di aprire un'attività del genere, al momento?" "No! È un periodo difficile, se non sei abile nel fare giuste scelte, dopo poco sei fuori dal giro" ribatte Maurizio, un commerciante nel settore dell'abbigliamento.

Uno degli aspetti che i commercianti lamentano maggiormente è la concorrenza spietata dei prodotti cinesi a basso costo, che stanno inglobando spazi e settori di vendita, escluso quello alimentare. Per questo abbiamo provato ad intervistare i diretti interessati ma hanno preferito non rilasciare dichiarazioni. Da questo rifiuto categorico abbiamo percepito chiaramente, oltre alle difficoltà linguistiche, la loro distanza culturale e una volontà di integrazione che sembra limitarsi all'aspetto commerciale.

Alla domanda "In quale zona c'è maggior guadagno?" tutti hanno risposto prevalentemente "Cecina e Follonica in quanto vi è un maggior afflusso di clienti da un ampio comprensorio".

Ci ha stupito la risposta inaspettata di una fioraia con un'attività trentennale: "C'è una legge che vale dappertutto: se le persone hanno un solo euro, preferiscono spenderlo per il pane piuttosto che per un fiore".

Chiara Simoncini (3ª AU)

Matteo Brambilla (3ª C Sci)

Giada Iacopi,

Eleonora Muscas (3ª BU)

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