La manifestazione
Pineta Marradi, 328 piante da abbattere
Castiglioncello: presentato lo studio dell’Università di Pisa. Previste soltanto 100 piantumazioni sostitutive, con tamerici e corbezzoli
CASTIGLIONCELLO. Sono esattamente 328 le piante, tra pini, lecci e altre specie, che dovrebbero essere abbattute all'interno dei sette ettari e mezzo che compongono la pineta Marradi. Di queste «62 - ha detto il professor Damiano Remorini dell'Università di Pisa -, sul viale principale, che ne conta 234, perché presentano una forte inclinazione e perché ci sono più piante nella stessa sede». Viale che ispirò, appunto, il poeta Giovanni Marradi che lo paragonò ad una cattedrale. A questo numero devono essere aggiunte altre 87 piante che hanno urgente bisogno di manutenzione e cure per sovvertire la loro triste destinazione. È quanto emerge dal capillare studio effettuato dai professori e tecnici del dipartimento di scienze agrarie dell'Università di Pisa. Uno studio presentato la mattina di sabato 21 maggio a villa Celestina e che ha visto la poca partecipazione dei cittadini.
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Al momento, di queste 328 piante, «saranno abbattuti 31 pini» ha detto l'assessore alla qualità urbana Piero Nocchi. Si tratta di alberi che si trovano dietro al Tennis e sparsi nella pineta. Si tratta di pini, ha spiegato Remorini «che mostrano criticità urgenti e dunque che hanno problemi di stabilità. Alcuni sono già morti». A fronte dei tagli, che verranno effettuati in varie fasi, secondo il progetto presentato dall'agronomo Jacopo De Santis incaricato dal Comune di Rosignano di riqualificare la pineta Marradi, «verranno impiantati 110 alberi; tra questi - ha detto l'agronomo - pini, 32 lecci, 24 corbezzoli e alcune tamerici». La seconda fase di intervento è prevista, come già annunciato, nell'area di pineta dove fino allo scorso anno si trovava il parco giochi. Qui gli abbattimenti saranno massici e necessari, secondo lo studio dei tecnici, perché «si tratta di alberi lunghi e poco spessi e dunque a forte rischio di stabilità».
Con l'abbattimento di 31 pini prende il via il piano di risanamento della pineta: «Un piano che si svilupperà nel tempo - ha detto Nocchi - e che ha bisogno di continuità». L'analisi effettuata dai professori universitari rivela che la pineta è composta da 1589 alberi. Di questi il 78% sono pini mentre il 13% sono lecci. A questo numero si vadano ad aggiungere altre specie come, ad esempio, una ventina di cedri. «Ogni albero è stato classificato - ha spiegato Remorini- e di ogni albero, anche attraverso analisi effettuate con specifiche strumentazioni, è stato valutato lo stato di salute». Quindi è stata prodotta una classificazione: dei 1213 pini presenti solo 486 godono di buona salute. 395 hanno problemi che si possono risolvere con interventi agronomici, 256 sono da abbattere mentre 76 hanno bisogno di cure urgenti. Anche i lecci non stanno meglio. Sui circa 300 presenti, 61 sarebbero da abbattere, altri avrebbero bisogno di cure per non fare la stessa fine. «La vita di un pino - ha spiegato Remorini - può raggiungere un massimo di 200 anni. Ma sono pochissimi in Italia i pini che raggiungono i due secoli ancora in vita. Le piante all'interno della pineta Marradi hanno circa 140 anni».
È spettato a De Santis presentare il progetto di recupero che inizierà con le potature e gli abbattimenti. Saranno abbattuti anche muretti, sedute e vari manufatti; la pineta sarà interessata da una riqualificazione idraulica, il terreno sarà concimato, su alcune aree sarà piantato il pratino. Interventi che riguarderanno anche la zona del Cardellino dove saranno piantate tamerici fronte mare. «La cosa più difficile per un agronomo - ha detto De Santis- è far crescere un pino all'ombra di un altro pino peggio ancora se in un'area di elevata densità di piante. Il pino per crescere ha bisogno di aria e luce. La volontà è quella di preservare la pineta individuando luoghi dove una pianta possa crescere». Per quanto riguarda la messa in posa di tamerici e corbezzoli, «si tratta di essenze - ha detto - che hanno meno esigenze di area e di luce».
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