Il Tirreno

Morto a Chioma, un conoscente sotto torchio

di Alessandro Bientinesi
Il punto in cui è stato ritrovato il cadavere di Danilo Giacomelli
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Il punto in cui è stato ritrovato il cadavere di Danilo Giacomelli

Castiglioncello, interrogatori e analisi dei tabulati telefonici da parte dei carabinieri per far luce sulla morte di Danilo Giacomelli. Non convince l'ipotesi incidente

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CASTIGLIONCELLO. Un volo di otto metri dalla strada fino ad un terrapieno. L'impatto violentissimo con un muro di cemento, forse la morte immediata. Poi il corpo che scivola ancora più giù sulla spiaggia vicino al porticciolo di Chioma. Il decesso di Danilo Giacomelli, il 39enne di Nibbiaia trovato morto il 18 maggio, per il medico legale Alessandro Bassi Luciani che ha eseguito l'autopsia è avvenuto per le ferite riportate in questa terribile caduta tra le 12.30 e le 13.30.

Cosa è successo tra il momento della morte e la prima telefonata all'ambulanza, avvenuta alle 14.50? Un'ora e mezzo, forse più, di vuoto sulla quale stanno cercando di fare luce i carabinieri di Cecina. Interrogatori, analisi dei tabulati telefonici, riscontri delle telecamere e ogni tipo di elemento per fare chiarezza sull'incidente di Chioma che si sta trasformando ora dopo ora in un giallo. Le indagini si stanno concentrando su una persona. L'uomo, per quanto appreso non è un collega di lavoro ma un conoscente della vittima. Lui è stato il primo ad aver notato l'auto aziendale di Danilo Giacomelli, una Punto bianca. Vettura che è stata trovata ferma nella piazzola di sosta lungo la vecchia Aurelia, davanti allo svincolo da cui si accede alla variante.

La persona non è attualmente indagata, anche perché il pubblico ministero Antonella Tenerani non ha ancora formulato l'ipotesi di reato, ma i carabinieri si sarebbero concentrati su di lui per una serie di elementi. Il primo è legato alla coincidenza che proprio un conoscente abbia notato l'auto e dato l'allarme. L'uomo ha dichiarato di essere passato nel primo pomeriggio del 18 maggio dal luogo della tragedia per motivi di lavoro e i carabinieri stanno verificando con documenti e passaggi alle telecamere quanto affermato. Si è fermato e ha capito che qualcosa non andava, così ha ricostruito quei momenti. Non è chiaro se abbia visto o meno il corpo del conoscente.

Da lì la chiamata alla fidanzata della vittima e non immediatamente ai soccorsi. La compagna di Giacomelli non era presente sul luogo della tragedia ma era a Livorno, come già verificato dagli inquirenti. La donna raggiunge il conoscente a Chioma e solo dopo parte la telefonata a carabinieri e 118. Perché quest'uomo, il primo a fermarsi sul punto in cui Giacomelli è caduto, ha immediatamente chiamato la fidanzata della vittima e non i soccorsi? E perché, semplicemente avendo notato dalla strada l'auto aziendale di Giacomelli, si sarebbe fermato proprio in quel punto? Due elementi che hanno spinto i carabinieri ad effettuare interrogatori e controlli a 360° nelle 48 ore successive all'incidente.

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Non solo. Per quanto ricostruito dalle testimonianze di amici e parenti Danilo era felice, voleva costruire una famiglia insieme alla sua fidanzata. Aveva un lavoro che gli piaceva e da poco era stato promosso ad un ruolo di responsabilità. Era un uomo giovane e ben voluto dai tanti amici di Nibbiaia, frazione del Comune di Rosignano dove viveva con la compagna. Come può una persona serena e senza apparenti problemi di lavoro o sentimentali essere trovato morto in fondo ad uno strapiombo? Tutti indizi che avrebbe convinto gli inquirenti a fare delle indagini ancora più dettagliate.

Tra domani e lunedì 23 maggio saranno completate le analisi sui tabulati telefonici acquisiti da parenti, amici, colleghi di lavoro e conoscenti di Giacomelli. I carabinieri cercheranno telefonate e messaggi tra le persone sentite e la vittima proprio nelle ore della tragedia per fare chiarezza sull'accaduto. Resta comunque aperta anche la tesi che la morte di Giacomelli possa essere legata a un incidente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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