Il Tirreno

Il “prodotto etico” del commercio solidale

Giornalisti per un giorno/2. La 3ª A del Fermi in visita a “Verso Sud” e intervista Walter Fragola

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CECINA. Un gruppo degli alunni della classe 3ª A (indirizzo economico) del liceo Fermi, nell’ambito del progetto sul consumo consapevole, ha visitato la bottega equo-solidale "Verso Sud" di Cecina. "Verso Sud" è un'associazione costituitasi nel 1994 ma che dal 29 marzo del 2014 ha aperto un punto vendita gestito interamente da volontari. «Oltre all'obiettivo di costruire un nuovo modello economico - spiegano i ragazzi - basato su rapporti equi e paritari l'associazione vuole sensibilizzare i consumatori alla giustizia economica e sociale. L'associazione ha perciò invitato i ragazzi della 3ª liceo economico per un assaggio dei loro prodotti e un'intervista a Walter Fragola coordinatore area Piemonte - Liguria per Libero-Mondo.

Ecco una sintesi dell’intervista a Walter Fragola.

Cos'è una filiera equo-solidale?

Una filiera tradizionalmente è il percorso che fa un determinato bene per arrivare dal produttore al consumatore attraverso diversi intermediari i cui ruoli non sono ben chiariti. Nella filiera del commercio equo-solidale il produttore, il rivenditore e il consumatore assumono la stessa importanza e vi sono pochi intermediari in modo da rendere il percorso del prodotto più breve e trasparente possibile.

Libero-Mondo importa materie prime, semilavorati o prodotti di artigianato per poi distribuirli in punti vendita come le Botteghe di commercio equo. L'associazione si rivolge direttamente ai produttori evitando molti passaggi intermedi nell'importazione e pagando equamente i produttori. Perché allora i prodotti equo-solidali vengono a costare di più?

Uno dei principi fondamentali del commercio equo-solidale è quello di stimare il valore della merce con il produttore stesso in modo che possa rappresentare una gratifica adeguata. Perciò i prodotti equo-solidali in alcuni casi possono costare di più per il fatto che vengono pagati in maniera equa.

Come avviene la scelta e il rapporto con i produttori?

Per prima cosa si conosce direttamente il produttore facendo una valutazione etica sulle modalità di lavoro, assicurandosi la qualità del prodotto, le condizioni di lavoro, che l'ambiente sia rispettato e che il guadagno del lavoro venga reinvestito per dare supporto alla stessa economia locale. Una volta ordinata la merce il produttore viene pre-finanziato con il pagamento del 70% della cifra stabilita e saldato alla consegna .

Il prodotto etico vende?

C'è stato un periodo che il fatto stesso che il prodotto fosse etico lo rendeva appetibile da un punto di vista commerciale. Negli ultimi trent'anni, in Italia il commercio equo sembrava fosse un settore in grandissima espansione e si parlava addirittura di "crisi di crescita". Essendo questo tipo di commercio inserito in una rete dipendente dalla vendita al dettaglio nei piccoli punti vendita e ai volontari che la gestiscono, da quando è iniziata la vera crisi economica è diventato difficile trovare persone disposte a collaborare con noi e i consumatori, avendo meno potere d'acquisto, tendono a puntare su prodotti più alla loro portata. In realtà il concetto del consumo critico dovrebbe far pensare alle persone che se pago di più, compro prodotti qualitativamente migliori e ne consumo anche meno.

Pensa che se il consumatore fosse più sensibilizzato questi prodotti sarebbero più diffusi?

Probabilmente sì. Ma essendo prodotti venduti in piccoli punti vendita chi ti vende il prodotto è in grado di fornire questo tipo di sensibilizzazione cosa che si perderebbe nei grandi negozi. Per questo motivo ci sono eventi, riviste specializzate, campagne, conferenze e incontri con i ragazzi; ma anche il semplice il passaparola senza mai fare grossi investimenti pubblicitari a livello nazionale contribuisce alla diffusione di questi prodotti.

Alessandra Sodano

(3ª A Fermi indirizzo economico)

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