Il Tirreno

Bracconiere ucciso nel buio: «Pensavo fosse un cinghiale, invece era il mio amico»

Sabrina Chiellini
In alto da sinistra Bruno Marrocu e la vittima Antonio Giovanni Giobbe
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In alto da sinistra Bruno Marrocu e la vittima Antonio Giovanni Giobbe

Bruno Marrocu, 41 anni di Riparbella, è accusato di omicidio colposo: con due colpi ha ucciso Giovanni Antonio Giobbe

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RIPARBELLA. «Pensavo di avere colpito il cinghiale a cui avevamo sparato poco prima, invece era il mio amico». Grande la disperazione di Bruno Marrocu, 41 anni, nato in provincia di Nuoro e residente a Riparbella, il quale durante un battuta di caccia di frodo al cinghiale, mentre pioveva a dirotto, ha ucciso l’operaio che insieme a lui si era recato nel bosco in località Le Tegole per catturare i cinghiali anche se in periodo di divieto di caccia.

Sabato 14 Marrocu, che è stato indagato in stato di libertà per il reato di omicidio colposo, è stato sentito a lungo in caserma in presenza del suo avvocato, e ha confermato quella che era stata la prima ricostruzione della tragedia, avvenuta la sera prima. I due amici avevano deciso di andare a sparare ai cinghiali. Non era la prima volta, stando a quanto è emerso dalle prime indagini. Ma l’altra notte ai due non hanno avuto quell’intesa che è necessaria a scongiurare drammi come quello costato la vita al cacciatore originario di Sassari.

Così l’indagato ha esploso dal suo fucile, una doppietta di calibro 12, due scariche di pallettoni, che hanno tramortito e poi ucciso l’amico. «Poco prima avevamo inseguito e sparato insieme ad un cinghiale – questa in sintesi la versione dell’indagato – ma non eravamo sicuri di averlo ucciso. Ho sentito qualcosa che si muoveva nella vegetazione e ho sparato. Quando ho capito cosa era successo ho chiamato i soccorsi, il 118». Dopo il dramma i carabinieri, si tratta di una procedura dovuta in queste circostanze - hanno cercato di capire se il cacciatore che ha sparato possiede altre armi. Così gli sono stati ritirati, si tratta di una misura che viene adottata per precazione, anche le altre armi da lui regolarmente detenute e denunciate, una pistola semiautomatica e una undici fucili. Quella della caccia del resto è una grande passione dell’uomo rimasto coinvolto nel grave incidente costato la vita Giovanni Antonio Giobbe, originario di Nule.

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