Il Tirreno

REFERENDUM COSTITUZIONALE

Il comitato per il no lancia un appello ai consiglieri

ROSIGNANO. Si è costituito il comitato per il no al referendum previsto in ottobre sulla riforma costituzionale e lancia una campagna di raccolta di firme, oltre a rivolgersi ai consiglieri comunali...

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ROSIGNANO. Si è costituito il comitato per il no al referendum previsto in ottobre sulla riforma costituzionale e lancia una campagna di raccolta di firme, oltre a rivolgersi ai consiglieri comunali di Cecina, Rosignano, Bibona, Castagneto, Casale, Guardistallo, Montescudaio, Riparbella, Castellina e Santa Luce. Del comitato fanno parte Si, Rifondazione Comunista , Possibile e associazioni come Anpi e Libertà e Giustizia, anche se è possibile aderire anche come singoli cittadini. La prima richiesta è proprio ai consiglieri comunali dei vari Comuni. «Chiediamo di versare l'equivalente di un gettone di presenza del consiglio comunale di cui fate parte per sostenere la nostra battaglia per la democrazia - spiega in una nota la presidente del comitato Annalena Mazzi -. Il disegno di revisione costituzionale recentemente approvato dal parlamento, infatti, porta ad una allarmante concentrazione di poteri nelle mani dell'esecutivo, tale da mettere in discussione pesantemente il carattere di repubblica parlamentare del nostro Stato».

A preoccupare il comitato ci sarebbe anche l’approvazione dell’Italicum che metterebbe nelle mani di un solo partito decisioni importanti come la nomina dei membri di corte costituzionale, consiglio superiore della magistratura, previsti dall'attuale costituzione come contrappesi al potere esecutivo e la stessa elezione del presidente della repubblica.

«Del resto chi come voi consiglieri partecipa alle assemblee elettive dei Comuni ha modo di sperimentare ogni giorno la subalternità delle assemblee ai voleri dell'esecutivo; una situazione che sarebbe bene evitare, secondo noi, a livello nazionale - aggiungono ancora dal comitato per il no al referendum sulla riforma costituzionale -. Il modo con cui lo si realizza è del tutto non convincente. Perché ridurre il senato ad organo di consulenza che al massimo dà consigli (difficilmente ascoltati) invece di abolirlo del tutto, prevedendo però adeguate misure di garanzia che allo stato non sono presenti? E se il senato mantiene, come previsto, poteri di livello nazionale è giusto eleggerlo in secondo grado all'interno dei consigli regionali con una legge elettorale, peraltro tutta da definire?». Perplessità che hanno indotto alla creazione del comitato per il no al referendum e all’appello ai consiglieri comunali.

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