Il Tirreno

Trema anche l’Unione dopo la vittoria del no

di Alessandro Bientinesi
Trema anche l’Unione dopo la vittoria del no

Montescudaio vuole proseguire nel percorso comune con Riparbella e Castellina Ma dopo l’uscita di Casale e Guardistallo e lo schiaffo del voto nubi sui Colli Pisani

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CASTELLINA. La vittoria schiacciante del no nel referendum per la fusione di Castellina con Riparbella può provocare, a cascata, conseguenze anche nell'Unione dei Colli Marittimi pisani. Casale e Guardistallo se ne usciranno ufficialmente a giugno dopo aver già ratificato, nei rispettivi consigli comunali e in quello dell'Unione, le motivazione del loro abbandono del super ente. Adesso Lucchesi e Fantini, dopo l'incontro avvenuto nella serata del 10 maggio, dovranno capire come proseguire il percorso intrapreso con Montescudaio. L'Unione, dunque, vacilla anche se il referendum sulla fusione ha dinamiche del tutto diverse.

«Mi sono subito sentita con i sindaci di Castellina e Riparbella dopo il voto del referendum - ha spiegato il sindaco di Montescudaio Simona Fedeli -. Prima di tutto c'è da completare il percorso di uscita di Casale e Guardistallo che arriverà fino a giugno. L'Unione, però, resta in piedi e sia Lucchesi che Fantini mi hanno dato garanzie in tal senso».

Vero, ma il segnale che arriva dai cittadini è chiaro: unire i servizi sì, far sparire un Comune, seppur piccolo e in difficoltà economiche, no. «Non è un voto di sfiducia alle due amministrazioni, ma il processo di fusione richiede tempi più lunghi - ha ammesso Fedeli -. In Toscana più che in altre regioni d'Italia siamo molto attaccati ai campanili. Dobbiamo delle risposte ai nostri cittadini ma le dobbiamo anche ai nostri dipendenti. Molti sono stati trasferiti dal Comune all'Unione, con un nuovo ente che prima aveva 5 entità al suo interno, adesso ne ha 3. Anche per loro ci dovrà essere chiarezza, non appena Lucchesi e Fantini si saranno incontrati ci consulteremo per avere una decisione condivisa sul futuro».

Casale Marittimo è una delle due amministrazioni che si tirerà fuori dall'Unione dei Colli Marittimi pisani. «Per problemi organizzativi abbiamo capito che era meglio intraprendere un'altra strada, anche per problemi di lontananza proprio da alcune realtà come ad esempio Castellina - ha detto il sindaco Fabrizio Burchianti -. Creo che non sia errato cercare di mettere insieme dei servizi ma le piccole realtà come le nostre devono guardare anche ai Comuni di medie dimensioni come Cecina. Il voto che emerge dal referendum, poi, fa capire come le persone non siano pronte alle fusioni. Sono attaccate al proprio Comune, non nel senso del puro e semplice campanile. Ma il ruolo del sindaco e delle sua giunta, l'essere vicino alle persone è ancora molto importante».

Stessa linea sostenuta dal sindaco di Guardistallo Sandro Ceccarelli, anche lui prossimo all'uscita dall'Unione dei Colli Pisani. «La Regione Toscana non deve forzare la mano per le fusioni utilizzando il vessillo di maggiori trasferimenti di risorse - ha spiegato Ceccarelli -. Ci deve essere maggiore flessibilità nel condividere i servizi a geometria variabile. Il referendum ha detto che la fusione non è stata la strada giusta: le persone vogliono individuare il sindaco, una figura istituzionale a loro vicina». Anche Ceccarelli, però, non butta la croce addosso ai propri colleghi di Castellina e Riparbella. «Entrambi hanno puntato molto sulla fusione e ci hanno messo la faccia - ha concluso il primo cittadino di Guardistallo -. Adesso, però, devono capire come andare avanti sulla condivisione dei servizi».

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