Il Tirreno

La fusione non s’ha da fare, vittoria schiacciante del no

di Alessandro Bientinesi
La scheda del referendum per la fusione tra Castellina e Riparbella (Foto Falorni/Silvi)
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La scheda del referendum per la fusione tra Castellina e Riparbella (Foto Falorni/Silvi)

A Castellina i contrari superano il 61%, a Riparbella arrivano a sfondare il 73% Buono anche il dato dell’affluenza che supera il 63% nella sezione 1 riparbellina

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CECINA. I cittadini di Castellina e Riparbella hanno detto no alla fusione. E lo hanno fatto con numeri schiaccianti: 61,61% di contrari a Castellina, addirittura 73,38% a Riparbella. Buono il dato dell'affluenza, considerando che per l'ultimo sulle trivelle a Riparbella si erano recati al voto il 29,8% degli aventi diritto contro il 54,87% per quello sulla fusione. A Castellina per il referendum del 17 aprile aveva votato il 33,1% degli aventi diritto, a quello dell'unione dei Comuni si è registrata affluenza del 48,5%. Con differenze significative anche nelle varie sezioni dei due Comuni: no dominante nei due capoluoghi e nella campagna di Riparbella, sì vicino al pareggio soltanto nella sezione de Le Badie, ma comunque al 47,54% contro il 52,46% del no.

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Partiamo proprio dal dato di Castellina dove, fin dalla campagna elettorale per le politiche 2015, il sindaco Federico Lucchesi aveva inserito la fusione con Riparbella. In totale sono stati 491 i voti per il no, percentuale del 61,61%, 306 quelli per il sì, valore del 38,39%. In questo Comune era lecito aspettarsi un testa a testa tra il sì e il no proprio in virtù della campagna elettorale promossa dal sindaco Lucchesi, in realtà uno scarto di punti minimo lo si è registrato soltanto nella sezione 2. Quella de Le Badie, dove ai 135 voti per il sì si sono contrapposti i 149 del no, appena 14 di scarto. A pesare sulla scelta finale dei castellinesi, però, è stato il dato della sezione 1, quella del Capoluogo: 171 voti per il sì contro i 342 del no. Praticamente il doppio, con percentuale del no al 66,67% proprio nella sezione 1. Importante anche il dato dell'affluenza. In totale si sono recati alle urne 806 cittadini su 1662 aventi diritto, pari al 48,5%. Anche in questo caso, però, differenza significativa tra capoluogo e frazione: nella sezione 1, infatti, sono stati 520 i votanti su 877 aventi diritto (valore del 52,29%), nella sezione 2 il dato va in picchiata con 286 votanti su 785 aventi diritto (valore del 36,43%). Dove si è votato di più, dunque, si è deciso di respingere la proposta di fusione dei Comuni.

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Interessante è il dato di Riparbella, dove politicamente era stato molto attivo il fronte del no, in particolare grazie ad una forte campagna contro l'unione promossa dalla lista civica di opposizione Insieme per Cambiare. Qui i cittadini che si sono opposti all'istituzione del Comune unico sono stati 510. Travolto il sì che ha ottenuto appena 185 voti. Tradotto in percentuali il 26,62% favorevole alla fusione a fronte di un 73,38% contrario.

Nel capoluogo di Riparbella, sezione 1, il no ha stracciato il sì, 311 a 77, con un valore superiore all’80% dei contrari al quesito referendario. Anche nella sezione 2, quella della campagna, il valore è stato comunque molto alto. Il no ha ottenuto 199 voti contro i 108 del sì. Percentualmente significa il 64,82 contro il 35,18.

Dati più alti rispetto a Castellina per l’affluenza. La sezione 1 con il 63,47%, nella sezione 2 del 46,81% con un totale del 54,87%.

LE REAZIONI DEI SINDACI

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«Abbiamo sicuramente perso una grande opportunità. Se mi dimetterò dopo questo risultato? Serve del tempo per fare le opportune valutazioni, mi incontrerò con il mio gruppo politico e con il sindaco di Riparbella Fantini e rilasceremo una dichiarazione ufficiale tra pochi giorni».
Per il sindaco Federico Lucchesi, promotore fin dall’anno scorso, in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative, del sì alla fusione il risultato del referendum è una pesante sconfitta. Alla vigilia del voto ci aveva messo la faccia dichiarando proprio al Tirreno che in caso di vittoria del no si sarebbe dimesso.
«Non banalizziamo la questione - precisa subito Lucchesi -. Il risultato politico vero è che noi abbiamo fatto una proposta e la gente ha detto di no. Scelta circoscritta a questo elemento. Per questo dobbiamo capire meglio come organizzarci e la cosa va condivisa con la mia maggioranza. Qui ci sono persone che si sono spese e impegnate, devo consultarmi per loro prima di prendere ogni decisione per correttezza».

Il fronte del no ha dominato a Castellina nonostante non si sia praticamente fatta campagna elettorale da una parte e dall’altra. «Abbiamo avuto il coraggio di fare una proposta politica quando tutti cercano di mantenere alcune posizioni neutre per tirare avanti - incalza Lucchesi -. Era un progetto ambizioso quello della fusione dei due Comuni, ma il bello della democrazia è anche quello di farla esercitare e accettare il risultato finale. Come ho detto i cittadini hanno deciso in maniera autonoma e noi nei prossimi giorni utilizzeremo coscienza, coerenza e correttezza per capire cosa fare. Lo abbiamo sempre fatto, adesso serve solo il tempo per organizzarsi e incontrarsi». Nessuna dimissione immediata, dunque, e forse neanche nel futuro più lontano. Una decisione finale, però, arriverà a giorni.

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«I dati sono inequivocabili. L’intenzione dei riparbellini è chiara e per me è una giornata triste».
Non fa giri di parole il primo cittadini di Riparbella Renzo Fantini. Il no ha letteralmente travolto il sì, da lui sostenuto, con uno scarto nettissimo. Come il collega Lucchesi, alla vigilia della tornata referendaria, anche Fantini aveva dichiarato al nostro giornale le sue dimissioni in caso di sconfitta. E non sembra fare passi indietro. «Rispetterò questa decisione, anche se non sarà immediata - spiega Fantini -. Con Lucchesi dobbiamo ancora parlare, poi ci incontreremo e rilasceremo una dichiarazione ufficiale congiunta. Posso dire, però, che per quanto mi riguarda le dimissioni arriveranno prima della scadenza del mandato».
Un anno e mezzo, dunque, per preparare il terreno al dopo Fantini. «Il problema non riguarda solo noi - precisa ancora il primo cittadino -. Non possiamo lasciare solo Montescudaio nel percorso intrapreso con l’Unione dei Colli marittimi pisani. Ripeto che rispetterò la decisione, ma non si può lasciare un Comune dall’oggi al domani».

Dimissioni sì, dunque, ma nel giro di qualche mese per Fantini. Sindaco che lancia comunque un attacco al fronte del no, molto forte a Riparbella e legato alla lista civica di opposizione Insieme per Riparbella.
«Giornata deludente perché non c’è un’alternativa alla nostra proposta - conclude Fantini -. Questa opportunità non si ripresenterà più. E chi ha spinto molti cittadini verso il no lo ha fatto utilizzando anche argomenti non veritieri. Come la chiusura della farmacia, dell’ufficio postale e del palazzo comunale stesso. Le persone si sono impaurite e nel dubbio hanno scelto di restare al vecchio, rimanendo attaccata al campanile ma senza alternativa. Anche molti giovani hanno votato per il no, decidendo contro il loro futuro».

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IL FRONTE DEL NO ESULTA E CHIEDE LE DIMISSIONI

Tra chi esulta per il verdetto delle urne (nella foto un momento del voto) c’è, ovviamente, Alessandro Lucibello Piani. Lui, consigliere di opposizione di Insieme per Cambiare, a Riparbella ha spinto, insieme all’altro consigliere Emilio Mancini, molto per il no. «I numeri parlano chiaro: affluenza sopra la media e il no che ha nettamente superato il sì - ha detto Lucibello Piani -. Politicamente significa che i due primi cittadini devono rivedere tutte le loro logiche. Adesso i cittadini devono andare avanti su questa strada, prenderla come un punto di partenza. C’è chi dice che il nostro no non propone un’alternativa. Non è vero, le abbiamo proposte anche in campagna elettorale e lo faremo ancora. Per coerenza con quanto dichiarato, poi, i due sindaci dovrebbero dimettersi. Ci hanno messo la faccia e ora rischiano di perderla». Interviene anche il sindaco di Volterra Marco Buselli, promotore di varie iniziative contro la fusione.
«Il voto di Riparbella e Castellina è uno schiaffo sonoro sul territorio alle fusioni forzate - ha commentato Buselli -. L'orgoglio sano, fatto di identità e territorio, esce rafforzato da questo referendum. Le comunità e i cittadini stanno riscoprendo sé stessi».

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