Il dolore
Barcaccina, condannati il Comune e la società
San Vincenzo, la sentenza del Consiglio di Stato respinge i due ricorsi Bocciato il diritto di superficie per 50 anni a favore dell’attuale concessionario
SAN VINCENZO. Il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello del Comune di San Vincenzo e de La Barcaccina Srl al ricorso al Tar vinto da Gianluca Bartolini, titolare del ristorante La melatina di Riparbella, in relazione alla questione del diritto di superficie cinquantennale assegnato all’attuale concessionario tramite trattativa privata e non mediante bando pubblico.
Così recitano i punti 16 e 17 della sentenza del Consiglio di Stato sugli appelli proposto da La Barcaccina Srl e dal Comune riuniti nello stesso goudizio: “Tutte le ragioni esposte dal Comune di San Vincenzo non sono sufficienti per giustificare la decisione di costituire sull’area un diritto di superficie della durata cinquantennale mediante trattativa privata, perché in questo modo si è determinato il consolidamento in favore dell’attuale concessionario di una rendita di posizione, con correlativa perdita per l’amministrazione, per un arco temporale assai lungo, della piena proprietà e delle connesse facoltà dominicali e prerogative di autorità concedente, oltre che della possibilità di stimolare la competizione privata rispetto all’acquisizione di un bene economicamente contendibile. Gli appelli devono essere respinti e le appellanti condannate a rifondere all’originario ricorrente le spese del presente grado di giudizio”.
I fatti. Con ricorso al Tar Gianluca Bartolini impugnò il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari del 2013 del Comune di San Vincenzo, nella parte in cui l’amministrazione aveva deliberato di affidare in via diretta la proprietà superficiaria cinquantennale dell’area di via Tridentina alla concessionaria, La Barcaccina Srl, titolare di una costruzione adibita a ristorante bar e stabilimento balneare insistente su quell’area. Il ristoratore di Riparbella era interessato ad ampliare la propria attività rilevando la gestione di un esercizio in prossimità del mare. E il giudice del Tar della Toscana ha reputato fondate le censure con cui Bartolini aveva lamentato il mancato ricorso a procedure competitive. La sentenza è stata appellata sia dal Comune che dalla società controinteressata.
La sentenza. Entrambe le parti appellanti hanno sostenuto che l’area concessa in proprietà superficiaria appartiene al patrimonio disponibile del Comune, che l’ha acquistato con donazione modale della principessa Sveva della Gherardesca il 19 luglio 1971.
“La società odierna appellante – si legge nella sentenza – non può vantare nessun diritto di proprietà della costruzione ostativo ad una possibile acquisizione da parte di terzi all’esito di una procedura ad evidenza pubblica. Il rapporto concessorio in forza del quale il Comune ha attribuito il godimento e l’uso dell’area, con facoltà di erigervi una costruzione da adibire a bar ristorante e stabilimento balneare presuppone che dei beni in questione sia titolare l’amministrazione concedente e non già il concessionario di quest’ultima”. Secondo quanto riporta la sentenza del Consiglio di Stato, il Comune ha sostenuto che la gara per la concessione del diritto di superficie avrebbe esposto l’amministrazione a rischi di azioni risarcitorie da parte de La Barcaccina e comportato una violazione dei principi di logica e ragionevolezza, in ragione della possibilità che potesse risultare aggiudicatario un soggetto diverso dall’attuale gestore, il quale si sarebbe “indebitamente avvantaggiato dall’avviamento commerciale dell’azienda in attività da quasi trent’anni”.
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