Il Tirreno

I due sindaci pronti a lasciare se la fusione non passa

di Manolo Morandini
I due sindaci pronti a lasciare se la fusione non passa

Riparbella e Castellina Marittima alla prova del voto sul progetto comune unico. I primi cittadini Fantini e Lucchesi: non c’è un quorum e a maggior ragione è bene partecipare

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RIPARBELLA. «In questi due mesi ho visto più lui che mia moglie». Il sindaco di Castellina Marittima Federico Lucchesi incrocia lo sguardo di Renzo Fantini, sindaco di Riparbella, per rendere il senso della volata verso il referendum consultivo sul progetto di fusione dei due Comuni collinari. E il collega annuisce. Ci mettono la faccia. Lanciano un appello alla partecipazione e al voto consapevole. E si prendono un impegno politico. «Se vincerà il no sarà un’opportunità persa – dicono –. Non siamo amministratori adatti a tutte le stagioni. E per una questione di chiarezza ne trarremo le conseguenze politiche». Tradotto: in caso di sconfitta si dicono pronti ad andare a casa.

Nei due Comuni tra consigli comunali aperti e assemblee pubbliche si contano quattordici incontri. «Abbiamo fatto il possibile per informare – dice Fantini –. E messo in piedi una commissione interconsiliare, aperta anche alle minoranze, per costruire il percorso che si concluderà con la consultazione dell’8 e 9 maggio. Non c’è un quorum trattandosi di referendum consultivo, ma a maggior ragione è bene partecipare per non lasciare la decisione in mano a pochi».

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Due i rischi sussurrati. Che a votare vadano in pochi e i più mettano la croce sul no. Due chine da cui provano a tenersi lontano i due sindaci “unitari” e le maggioranze di centrosinistra che li sostengono. «Voglio rassicurare i cittadini che non dovranno cambiare i documenti, la carta d’identità resterà valida fino alla sua scadenza naturale, sarà aggiornata soltanto dopo, lo stesso vale per la partita Iva. Non dovranno cambiare medico di famiglia e continueranno ad esserci i due municipi», sostiene Lucchesi che parla di «allarmi creati ad arte» dal fronte dei contrari alla fusione. «Sulle persone anziane fa presa prospettare la chiusura della banca o dell’ufficio postale in caso di comune unico – dice –. Ma niente di tutto ciò accadrà. E lo dimostrano le esperienze di realtà che hanno intrapreso questo percorso ben prima delle nostre come Crespina e Lorenzana o Casciana Terme e Lari».

Citano lo studio di fattibilità del progetto Castellina Riparbella, elaborato dall’Anci Toscana. «Abbiamo già una forte integrazione dei servizi e della pianificazione – spiega Fantini –. Gestiamo insieme gran parte delle funzioni e già ora ci dividiamo i costi del ragioniere e della segretaria comunale». Tra gli spazi condivisi c’è anche il magazzino di proprietà del Comune di Riparbella, «risparmiamo la spesa per l’affitto di un capannone», sottolinea Lucchesi.

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La coperta è corta. Meno risorse e nuovi problemi. È in questi confini angusti che si trovano a operare Lucchesi e Fantini. «Vogliamo garantire un futuro alle nostre comunità – dicono –. Allo stato attuale non ci sono margini di manovra per una buona amministrazione. Il percorso di riassetto istituzionale è comunque una strada inevitabile. In questo caso si tratta di una scelta e non di un obbligo in cui vediamo importanti vantaggi per mantenere e rafforzare i servizi vicino ai cittadini».

C’è chi ci ha già pensato a fare sintesi. La caserma dei carabinieri di Riparbella copre già i due territori. E lo stesso accade per il parroco. Sul fronte scolastico le medie di Castellina accolgono da tempo gli studenti riparbellini. «I due Comuni non hanno buchi di bilancio, ma sono ingessati e privi ri sorse», afferma Fantini. E sottolinea Lucchesi: «I vantaggi della fusione sono derivanti dall’organizzazione coordinata dei servizi, e non dimentichiamoci che in dieci anni sono previsti incentivi economici di quasi cinque milioni e mezzo di euro a cui si aggiungono quelli già previsti per l’Unione dei comuni collinari, di cui siamo parte convinta».

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