Il Tirreno

Niente autobus per andare al museo

di Manolo Morandini
L'ingresso di Villa La Cinquantina (foto Falorni/Silvi)
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L'ingresso di Villa La Cinquantina (foto Falorni/Silvi)

Cecina: il patrimonio archeologico sistemato a Villa Guerrazzi, ma non è mai stato realizzato il collegamento con il trasporto pubblico

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CECINA. Confinati al di fuori della città. Spersi nella campagna del complesso di Villa La Cinquantina. Qui si custodisce parte dei tesori archeologici di Cecina. Il museo merita una visita. Ma arrivarci senza un mezzo di trasporto proprio è pressoché impossibile. E non c’è un indizio che ai tempi in cui si è scelto quella collocazione qualcuno si sia posto il problema di creare un collegamento alla rete del trasporto pubblico locale. Sulla strada che costeggia la Villa non c’è neppure una fermata provvisoria. Neppure per i mesi estivi.

La soluzione c’è. Servono determinazione. La voglia di venire a capo del problema. E buone gambe. Non tutto però è alla portata di un turista, ignaro di questo assurdo. Il primo passo per avvicinarsi a Villa Guerrazzi, che fino al 31 maggio è visitabile il sabato, la domenica e nei festivi dalle 15,30 alle 19, va fatto in direzione di piazza della Libertà. Qui c’è il capolinea degli autobus e il personale a cui poter chiedere una soluzione per raggiungere il museo. Partenza dalla piazza con il bus di linea e arrivo nel centro di San Pietro in Palazzi. Poi, una volta in strada, c’è da fare circa un chilometro e mezzo a piedi. Costo della corsa un euro. Il tutto, fatica a parte, con il viaggio di ritorno porta la spesa a 2 euro.

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«Sarebbe opportuno che una fermata a servizio di Villa Guerrazzi venisse attivata – dice l’assessore alla Cultura Giovanni Salvini –. Cercheremo di rimediare». Il problema è di competenza del collega Paolo Biasci, che ha la delega al Trasporto pubblico. «Stiamo valutando delle soluzioni a servizio di Marina per il periodo estivo – dice Biasci –. In questo ci sta anche una soluzione per collegare Villa Guerrazzi. Insomma, stiamo lavorando per creare un servizio che ad oggi non c’è. Servirà anche a dare una risposta ad hoc alle imprese e ai cittadini che in estate gravitano sulla frazione balneare. Servirebbe anche a ridurre i flussi di auto verso il mare, tenuto della chiusura al traffico del lungomare. Resta da sciogliere il nodo dei costi delle varie alternative».

Nel frattempo, chi ha avuto l’ardire di prendere l’autobus per visitare il museo si trova ad affrontare due spese tra loro poco proporzionate. Se la visita ai tesori archeologici ha il merito di un biglietto contenuto, la spesa è di 4,50 euro per l’intero, che salgono a 6 per chi riesce a unire anche la visita al parco di San Vincenzino. Ma questa opzione è impraticabile per chi arriva alla Cinquantina con il trasporto pubblico. Dall’altra, quei 2 euro necessari per andare e tornare in bus dal museo sul totale incidono per oltre il 44%. Quasi la metà della spesa. E non c’è che dare sfogo all’immaginazione del calvario a cui andrebbe incontro chi al bus volesse unire l’arrivo a Cecina in treno.

Per chi sbarca alla stazione ferroviaria non c’è un’indicazione su dove e come raggiungere il capolinea degli autobus e tanto meno che la città offre l’opportunità di immergersi nel passato di questo territorio. Almeno un cartello, sarebbe già un segno d’inversione di tendenza. E un chiaro invito a muovere verso Villa La Cinquantina per ammirare un autentico gioiello in alabastro d’epoca romana: la statuetta di Iside. Un pezzo raro, in Toscana ne esiste solo un altro, esposto dopo un lungo restauro. Nella collezione, tra l’altro organizzata la scorsa estate con nuovi criteri, anche altri pezzi rari.

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