Attenzione
Prendeva la pensione della suocera morta
Per 16 anni ha riscosso 900 euro al mese: indagata per truffa
LIVORNO. I soldi della pensione della suocera defunta, riscossi abusivamente per 16 anni, sarebbero serviti anche per mettere su una bella casa, una villa con garage, a Rosignano, del valore di 430mila euro. È stata denunciata per truffa aggravata ai danni dell’Inps, Sonia, una parrucchiera di 68 anni rosignanese, titolare di una ditta individuale con relativo negozio a Rosignano Solvay. L’accusa, mossa nei suoi confronti dalla Guardia di finanza, è di aver continuato a recarsi in banca, ogni mese, con tanto di delega, nonostante l’anziana fosse morta, portando a casa 900 euro al mese.
In tutto, così facendo, avrebbe accumulato un patrimonio totale di oltre 160mila euro. Per questo, è scattato il sequestro preventivo dell’abitazione, dove la donna vive con il marito, anche lui commerciante, e con i figli. L’operazione è stata portata avanti dal nucleo di polizia giudiziaria della Guardia di finanza, coordinato dal colonnello Maurizio Querqui e dal pubblico ministero Gianfranco Petralia.
L’inghippo. Le indagini sono iniziate nel 2014, quando la direttrice della sede dell’Inps di Piombino ha presentato una denuncia alla magistratura. L’istituto previdenziale, dopo una serie di controlli incrociati tra anagrafe, pratiche e fascicoli, aveva notato delle anomalie sull’erogazione di una pensione che, con le rivalutazioni Istat, nel 2013 aveva raggiunto l’importo mensile di 900 euro. Una somma che veniva fuori dal cumulo di due pensioni: di invalidità e di reversibilità dell’anziana. La doppia pensione in questione era corrisposta a una signora che però non c’era più da anni: dalle verifiche, infatti, risultava deceduta nel mese di ottobre 1997, all’età di 74 anni, quindi tanto tempo prima. A quel punto, scatta la denuncia, che viene presa in carico dagli esperti in materia delle fiamme gialle.
Nei guai una parrucchiera. I finanzieri si mettono subito al lavoro e avviano una serie di accertamenti volti a capire chi materialmente si presenti in banca per riscuotere la pensione, visto che la diretta interessata è morta da anni. Le verifiche effettuate dalla Finanza confermano l’ipotesi investigativa: la nuora della defunta, una parrucchiera, ha omesso di comunicare il decesso dell’anziana «traendo in inganno l’ente erogatore in ordine alla permanenza del diritto alla riscossione», come spiegano gli investigatori. In pratica, la donna ha continuato a percepire i soldi mensilmente, in virtù di una delega a suo tempo conferita dall’anziana, dal mese di novembre 1997 fino al 31 luglio 2013, riscuotendo abusivamente un importo di circa 162 mila euro.
Scatta il sequestro della casa. Non è tutto. Le indagini delle fiamme gialle continuano, e da alcuni riscontri risulterebbe che una parte dei soldi riscossi con la pensione sarebbe stata versata anche nei conti correnti familiari «determinando in tal modo una situazione di promiscuità patrimoniale, da cui la famiglia ha attinto per provvedere, tra l’altro, al pagamento delle rate di un oneroso mutuo». Secondo la Guardia di finanza, infatti, la famiglia in questione nel 2007 avrebbe contratto un grosso mutuo, del valore di oltre 430mila euro, per acquistare una villetta di sei vani e il garage annesso, sempre a Rosignano, la stessa casa dove risiede attualmente con la famiglia. Dai controlli delle fiamme gialle, risulta che gli immobili siano stati intestati al marito della donna e ai figli della coppia, secondo l’ipotesi investigativa, «forse con l’intento di eludere possibili future azioni esecutive per il recupero delle ingenti somme indebitamente erogate dall’Inps».
A quel punto, il gip dispone il sequestro preventivo di una parte dell’immobile che corrisponde al valore di 179mila euro: una cifra che scaturisce dalla somma dei 162.000 euro riscossi abusivamente, più gli interessi maturati, e cioè 17 mila euro. Nel frattempo, l’Inps, non avendo ricevuto il rimborso del denaro, avvia le procedure di recupero coattivo.
La difesa. La donna dal canto suo non nega le responsabilità e si “giustifica” dicendo di essersi trovata in un momento di forte difficoltà economica perché sia lei sia il marito avevano perso il lavoro e non avevano soldi per mantenere i figli.
Perché c’è voluto tanto? Resta però un interrogativo: come è stato possibile che per tutto questo tempo nessuno si sia accorto della situazione anomala? Sedici anni sono tanti. La risposta emersa è che pur essendo le verifiche continue, l’illecito è venuto fuori nel momento in cui c’è stato un controllo più approfondito. Ma ora il timore della gente è che casi come questo non siano isolati. A questo proposito, il lavoro della Finanza, coordinata dal comandante provinciale Paolo Borrelli, è costante e volto proprio a stanare casi da record, come quello successo a Rosignano Solvay.
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