Lutto
«L’ho fatto per bisogno, ma ci stavo male»
Il racconto della donna: «Io e mio marito eravamo senza lavoro, con quattro figli da mantenere»
ROSIGNANO. «Sono stata male sa, cosa crede, ma l’ho fatto per bisogno, non ci sono mica andata alle Maldive. È stata una cosa brutta ma non potevo fare altrimenti». La signora Sonia, parrucchiera di Rosignano che per sedici anni ha riscosso la pensione della suocera, morta nel 1997, parla con un filo di voce e si stringe nelle spalle come volesse diventare piccola piccola. E prova a dare la sua versione della vicenda, alternando il racconto alle lacrime.
Appare conscia di aver avuto, per oltre tre lustri, un comportamento contrario alle leggi. Ma assicura che non avrebbe potuto fare in altro modo.
Tutto è partito dopo la metà degli anni Novanta. Quando la signora Sonia era casalinga e il marito, dopo aver avuto alcune attività commerciali, aveva perso il lavoro. La coppia ha quattro figli, che a quel tempo erano piccoli. Insomma, la famiglia in quel periodo deve essersi trovata in grosse difficoltà economiche. Nel 1997 la morte della suocera e la decisione, neppure troppo ragionata, di non comunicare ufficialmente il decesso all’Inps. «Avevo io la delega per andare a prelevare la pensione di mia suocera», spiega la donna, che dopo la morte della mamma del marito ha continuato ad andare regolarmente a prelevare la somma mensile. «I primi tempi eravamo nella totale confusione. Poi c’era da pagare la luce perché ce la staccavano, c’erano tanti problemi», ripete la donna.
I coniugi, dopo alcuni anni, riescono a trovare un impiego, ma nessuno comunica all’Inps il decesso della suocera. «Ho pensato in continuazione che avrei smesso - dice - mi è venuto in mente tante volte, ma uscivano sempre problemi nuovi, non sapevamo come fare». Ed è chiaro che quei soldi della pensione della suocera (che percepiva la reversibilità del marito, morto vari anni prima di lei) facevano comodo per mandare avanti una famiglia numerosa. Così, anche quando moglie e marito sono riusciti a trovare un lavoro, quelle centinaia di euro mensili risultavano indispensabili. «Servivano a pagare i debiti fatti precedentemente. Se lavoravo per pagare i debiti non avremmo neanche avuto i soldi per mangiare. Ma ho sempre pensato, di anno in anno, che avrei interrotto questa cosa. Sono stata tanto male», spiega Sonia.
Nel 2013 la decisione di dire basta, e di non andare più alle Poste a prelevare la pensione della suocera. Forse un pentimento tardivo, o comunque la volontà di “liberarsi” di un peso che negli anni era diventato insopportabile da sostenere. «Non sono più andata a riscuotere la pensione, e da lì è partito tutto», dice la donna.
Le pensioni mensili sono rimaste alle Poste, che devono aver comunicato all’Inps questo fatto singolare. Alla fine l’istituto di previdenza deve aver chiarito che quella stessa pensione era stata riscossa senza titolo, dato che la legittima intestataria risultava deceduta dal ’97.
Sonia guarda a terra, ma non cerca scappatoie. «È stata una cosa brutta - ripete mentre i suoi occhi si gonfiano di lacrime, che le scendono lentamente lungo le guance - ma dettata dalla necessità. Non potevo fare altro».
«Purtroppo spesso la gente punta il dito - termina la donna - senza sapere niente. Nelle situazioni bisognerebbe trovarcisi».
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