Sicurezza
Il sindaco: «La memoria non ha simboli di partito»
GUARDISTALLO. «Denuncerò il gruppo di opposizione per aver organizzato una manifestazione non autorizzata? Questo è quello che vorrebbero loro, lo hanno anche dichiarato pubblicamente. Ma io non lo...
GUARDISTALLO. «Denuncerò il gruppo di opposizione per aver organizzato una manifestazione non autorizzata? Questo è quello che vorrebbero loro, lo hanno anche dichiarato pubblicamente. Ma io non lo farò e vi spiego il perché». Parla il sindaco di Guardistallo Sandro Ceccarelli dopo l’ennesimo braccio di ferro politico con il gruppo di opposizione Democratici per Guardistallo. Lo fa mostrandoci il “famoso” esposto-denuncia che ha generato una feroce battaglia politica nel piccolo borgo pisano. L’ultima puntata è andata in scena lo scorso 25 aprile: i consiglieri di opposizione, insieme ad un gruppo di cittadini, all’arrivo del sindaco con la delegazione del Comune di Cecina in località la Bucaccia hanno subito abbandonato il luogo dell’eccidio nazifascista del 1944.
«Abbiamo deposto il nostro mazzo di fiori esattamente come lo scorso anno, vediamo se il sindaco ha il coraggio di denunciarci anche questa volta». Avevano dichiarato Rita Pampana e Mauro Gruppelli. Ceccarelli incassa ma parte di nuovo all’attacco. «Lo scorso anno decisi di segnalare il gruppo Democratici per Guardistallo perché prima aveva pubblicizzato sulla sua pagina Facebook l’iniziativa, con tanto di simbolo politico – spiega – poi, alcuni giorni dopo, avevano inviato un comunicato stampa nella quale il gruppo si prendeva il merito di aver organizzato l’iniziativa e mi attaccavano per non aver organizzato una cerimonia ufficiale. Per questo ho deciso di fare questa segnalazione a prefetto, commissario, carabinieri e polizia municipale. Era una manifestazione non autorizzata, ovvero non organizzata secondo le leggi previste e come responsabile di sicurezza del Comune la “denuncia” era un atto dovuto».
Ceccarelli spiega come le persone citate non siano oggetto di alcun provvedimento. «Avevo invitato i parenti delle vittime tramite una familiare, con un semplice passaparola – dice – averli citati come persone presenti non era un accusa nei loro confronti, ma un modo per proteggerli. Adesso c’è la volontà di strumentalizzare quanto accaduto, ma non si possono mettere dei simboli o delle bandiere sulla memoria. La memoria non può essere manipolata e la sensazione è che alcune delle persone stiano sfruttando questa vicenda per una ritorsione politica alla quale non voglio stare».
Nel frattempo, Pampana e Gruppelli proseguono nella loro battaglia. E, oltre ad affidarsi ad un avvocato, hanno già chiesto un nuovo accesso agli atti per verificare se effettivamente Ceccarelli abbia ritirato la denuncia. «L’atto non può essere ritirato – conclude il sindaco – ma ho già spiegato loro che non ci sarà luogo a procedere. Bisogna guardare avanti e una volta per tutte chiudere un capitolo doloroso della nostra storia».
Alessandro Bientinesi
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