Sicurezza
Ilaria, a 3 anni dalla morte lettera aperta della madre
Castagneto Carducci, la giovane picchiata e uccisa a 19 anni in un’oliveta Iniziativa delle volontarie dell’associazione Iaia: il 30 aprile saranno in piazza a Donoratico
CASTAGNETO CARDUCCI. Sono passati tre anni dalla notte del Primo maggio quando la diciannovenne Ilaria Leone venne picchiata con violenza e lasciata morire in un’oliveta poco distante dal centro di Castagneto Carducci. Il carnefice Abalaye Ndoye è in carcere, condannato all’ergastolo. Ma quel che resta nel cuore di chi l’ha conosciuta è un’immensa amarezza per non essere riusciti a salvarla. Vittima di una violenza incontenibile e senza giustificazioni. Per ricordarla è nata l’associazione Iaia, in memoria di Ilaria Leone, tra i cui obiettivi c’è il contrasto alla violenza di genere. Iaia sarà presente sabato 30 aprile presso i supermercati di Donoratico, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Le volontarie dell’associazione capitanate da Sara Cariano, la madre di Ilaria, consegneranno un ricordo della giovane, un gesto in memoria di tutte le donne vittime di violenza.
«La nostra associazione da sempre si batte per contrastare ogni forma di violenza di genere – affermano da Iaia – sostenendo le donne e promuovendo la cultura della parità fra i generi e il rispetto fra i sessi».
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La parte più commovente riguarda il pensiero scritto in questo tragico anniversario per la figlia dalla madre. «Mio carissimo amore – scrive la Cariano – spesso pensavo che vivere lontano da te non avrebbe avuto senso, perché ogni momento trascorso insieme era costellato di gioia e soddisfazione, tu raggio di sole, con la tua luce e il tuo colore, hai riempito la mia vita per 19 meravigliosi anni. Sapevo che un giorno, prima o poi, avrei dovuto lasciarti andare, perché troppo intelligente, educata e straordinariamente bella per tenerti solo stretta a me. Avrei voluto starti accanto a tutti i costi e tremavo all’idea che un giorno mi avresti lasciata per vivere i tuoi sogni, libera come una farfalla che si apre nel cielo: ma la tua vita su questa terra è stata troppo breve». E prosegue: «Solo una mamma che ha perso una parte di sé può capire la mia sofferenza, posso sforzarmi di spiegarla agli altri, ma è difficile. Ti vorrei rivivere ancora solo per un attimo. Non c’è fede che possa guidare il mio cammino, da quando il buio ha invaso la mia vita e non so dove guardare». E si rivolge all’uomo che ha ucciso Ilaria. «A te, Ablaye Ndoye, per tutta la vita, in questo giorno, ricorderò il suo compleanno e la vita che avrebbe dovuto vivere, affinché il peso della tua coscienza possa diventare un macigno e schiacciare il tuo cuore. Tu vivi mentre lei è in una bara. Insieme a Ilaria hai ucciso un’intera famiglia. Ho speso lacrime, ho perso carezze, parole, sentimenti, emozioni, abbracci, sorrisi, sensazioni, progetti, desideri».
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