Sicurezza
«Il M5S non paga l’uso delle sale comunali»
Il Pd presenta un’interrogazione, Agostini: «Non rispettano il regolamento, da chiarire se c’è stato danno erariale»
ROSIGNANO. «Dato che l’affitto delle sale pubbliche prevede sconti per i partiti, perché ottenere la gratuità senza rispettare il regolamento?». L’accusa arriva dal capogruppo del Pd in consiglio comunale Luca Agostini ed è rivolta al Movimento 5 Stelle. I grillini rosignanesi (sia lo schieramento formato da Becherini, Settino e Serretti che Mancini) sono sotto la lente di ingrandimento del partito di maggioranza. Secondo Agostini e compagni il M5S non ha regolarmente pagato l’affitto delle sale pubbliche (auditorium piazza del Mercato, sala Rodari e auditorium villa Celestina) in cui ha svolto iniziative di partito. Un’accusa che Agostini ha messo nero su bianco, presentando un’interpellanza a risposta scritta, in cui elenca date e luoghi di svolgimento delle riunioni politiche grilline all’interno delle sedi pubbliche e chiede di sapere se il comportamento dei colleghi dell’opposizione possa aver rappresentato un danno erariale per il Comune di Rosignano. Un’interpellanza che arriva - è bene ricordarlo - dopo che il M5S nelle scorse settimane ha chiesto perché sezioni Pd e circoli Arci non fossero in regola con le autorizzazioni per le insegne esterne e neppure con il pagamento di Tarsu e Tari.
Agostini esordisce ricordando che esiste un regolamento comunale di utilizzo delle sale conferenze. Il documento è in vigore dall’1 giugno 2011 e, all’articolo 7, indica le tariffe previste: riduzione del 50% per partiti e movimenti politici, sindacati, associazioni, aziende a partecipazione pubblica, riduzione è del 30% per utenti che stipulano un carnet di prenotazioni non inferiori a 5 (ad esclusione dei soggetti inseriti nelle riduzioni del 50% e infine l’uso gratuito esclusivamente per iniziative promosse dal consiglio comunale e sue diramazioni, sindaco, assessori, o iniziative di partiti politici in campagna elettorale, o da scuole del territorio.
«A seguito di un accesso agli atti relativo all'utilizzo delle sale che l'amministrazione mette a disposizione - scrive Agostini nel documento -, per quanto riguarda tale utilizzo da parte del Movimento 5 Stelle negli anni 2014-2015 si evidenzia che solamente in due occasioni (22 febbraio 2014 e 6 ottobre 2014) le sale sono state usate dal M5S con corresponsione di denaro». Agostini, che sottolinea di aver fatto un lavoro di raffronto tra le richieste di utilizzo delle sale pubbliche da parte dei grillini e le causali in esse inserite, fa notare che delle 40 riunioni fatte, soltanto 18 sarebbero in regola (oltre alle due occasioni pagate, Agostini sottolinea 7 incontri per campagna elettorale e quindi gratuiti come da regolamento, e 9 assemblee con cittadini).
«Per tutte le rimanenti date - prosegue l’interrogazione - si possono evincere, proprio da quanto risultante dalle comunicazioni sui siti web, mezzo stampa o attraverso locandine del M5S (allegate all’interrogazione), chiare difformità tra le causali indicate agli uffici per ottenere la gratuità dell'utilizzo delle sale ai sensi dell'art. 7 comma 4 lettera "c" del regolamento». Secondo Agostini «si tratta delle classiche riunioni di partito, e mi chiedo se la gratuità delle sale sia regolare. Diciamo che c’è il dubbio che non si tratti di un caso». Il capogruppo Pd spiega inoltre che «il gruppo consiliare del Pd, anche quando ha organizzato iniziative di chiara connotazione istituzionale (presenza di sottosegretari di Stato, senatori, deputati, assessori e consiglieri regionali, amministratori di enti locali), non ha mai richiesto l'utilizzo delle sale conferenze avvalendosi della gratuità prevista dall'art.7, ma ha fatto in modo che la richiesta e di fatto l'organizzazione delle iniziative, risultasse in capo al Pd nelle sue articolazioni territoriali». Ecco che Agostini nell’interrogazione chiede se le richieste di uso delle sale fatte dal M5S rientrino nei requisiti necessari per ottenere la gratuità e di sapere se le dichiarazioni del M5S, eventualmente erronee (colpose o dolose) hanno comportato un danno erariale per l’amministrazione». Non solo, nell’interrogazione si chiede se «le causali nelle autodichiarazioni rispettano gli articolo 75 e 76 del dpr 445/200 (perseguibilità penale per dichiarazioni mendaci, ndr) e la giunta ha intenzione di consentire un uso rispettoso del regolamento, tale da garantire il corretto introito del tributo previsto».
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