Il Tirreno

Una vita in farmacia addio al dottor Dario Marchionneschi

Una vita in farmacia addio al dottor Dario Marchionneschi

Cecina. Una figura molto presente nella vita della città Stamani il funerale in Duomo. Il ricordo affettuoso dei figli

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CECINA. Stamani alle 9, in duomo, l’ultimo saluto a Dario Marchionneschi, una vita nella sua farmacia di corso Matteotti, nel centro di Cecina. Un pezzo di storia della città, quella affidata alla memoria di Marchionneschi, farmacista alla vecchia maniera, riservato ma sempre con una parola e un consiglio a disposizione di tutti. Con la sua camicia rosa e le bretelle, la barba bianca, amava l’ironia, la storia e le citazioni in latino (frutto della sua formazione classica). Oltre alla farmacia e alla professione, Dario Marchionneschi è stato impegnato a lungo nel volontariato, molto attivo nella vita cecinese: quando era presidente del Rotary, ha raccolto fondi a sostegno di missioni e persone bisognose. 85 anni (era nato il 13 novembre 1930) il dottor Dario se n’è andato domenica pomeriggio, dopo aver combattuto due anni con la Sla, nella sua casa di corso Matteotti sopra la farmacia, circondato dall’affetto della moglie Anna Maria Lepri e dei tre figli Giuliano, Barbara e Rossana, anche loro farmacisti, che lo hanno affiancato nella conduzione dell’attività di famiglia.

E sono proprio loro a ricordare l’uomo e il padre con parole toccanti. «Un grande uomo e un grande babbo. Una persona buona, generosa, colta, gli piaceva aiutare la gente, un grande professionista, trovava la soluzione per tutti, altruista». Due anni fa - ricorda Rossana - «ha scoperto di avere questa maledetta malattia, ma fino all'ultimo era lucido e faceva capire cosa volesse e cosa dovessimo fare. Ha affrontato la malattia con tanta dignità. Una persona che ha lasciato il segno nella vita di chi gli ha voluto bene, ed oggi un vuoto. Ci mancherà tanto. A Cecina lo conoscevano tutti. Ringraziamo tutte le persone che ci hanno aiutato fino all'ultimo e che ci sono state vicine. Quando parlava non ti stancavi mai di ascoltarlo, ti incantava. Ha insegnato a tante persone la professione, ma anche l'umanità».

«Tante persone ci hanno aiutato a non sentirci soli - dice la figlia - a combattere questa tremenda malattia che ti imprigiona nel tuo stesso corpo e piano piano ti toglie la capacità di gestirlo, però ti lascia la mente lucida e attiva. Non è mai stato trattato da malato anche se a volte era difficile, dovevi essere più forte di lui a gestire le emozioni e la rabbia. Reazioni che lui conosceva benissimo: quando ebbe la diagnosi, ci anticipò dettagliatamente cosa gli sarebbe successo, lucido e intelligente. La Sla è una condanna: è come un tifone che quando entra nella vita di una persona, gli leva tutte le forze e le capacità motorie ma non gli toglie la lucidità della mente. Ti toglie la voce ma non la voglia di parlare e di comunicare». Un messaggio d’affetto dai figli: «Babbino, mi mancherai tanto… Mi manca capirti, mi manca farti stare un pochino meglio. Mi manca pulirti la bocca, gli occhi, studiare come fare per farti stare meglio. Sei stato un grande babbo, grazie per tutto quello che hai fatto. Ti ho voluto veramente tanto bene e te ne vorrò sempre, ti porterò sempre con me, sono sicura che sarai presente in ogni gesto che faccio. Come ti ho promesso, a mamma penso io, non sarà mai sola come non lo sei mai stato te».

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di Redazione web