La reazione chimica non si ferma ancora
Incidente all’Ecomar, da Roma rinforzi dei vigili del fuoco
VADA. Non si ferma la reazione chimica che lunedì ha sprigionato gas tossico all'interno di un capannone dell'Ecomar di Vada. A più di tre giorni dall'incidente vigili del fuoco di Cecina, Livorno, Firenze e anche del comando di Roma (con una squadra specializzata in analisi delle emissioni di gas) sono ancora al lavoro sul sito, 24 ore su 24. Con loro personale Arpat, di Regione, Comune, Asl e forze dell’ordine coordinate dal prefetto di Livorno, per messa in sicurezza e bonifica. L’attività dell'azienda è sospesa dalla Provincia a data da destinarsi. Mentre emergono indiscrezioni che sembrano confermare come l’incidente non si sia verificato intorno alle 16 come comunicato inizialmente ma già alle 14 di lunedì 16 aprile. I primi dati rilevati nel capannone dai vigili del fuoco, poi, confermano come la concentrazione di idrogeno solforato fosse, lunedì scorso intorno alle 16, pari a 600 parti per milione. Molto alto, visto che un valore di 1000 provoca il collasso per soffocamento dopo un singolo atto respiratorio.
«Stiamo continuando a monitorare la reazione chimica che è ancora in corso anche se con minore vivacità rispetto ai giorni scorsi - ha spiegato ieri Paolo Ghelardi, responsabile del comando dei vigili del fuoco di Livorno - controlliamo costantemente la temperatura e l’acidità della soluzione e abbiamo verificato come le emissioni pericolose siano confinate al momento all’interno della vasca del capannone».
La Provincia di Livorno, intanto, ha sospeso a tempo indeterminato tutte le autorizzazioni a Ecomar. Nel pomeriggio del 13 aprile, poi, è arrivato nello stabilimento dei Polveroni un mezzo del comando dei vigili del fuoco di Roma. «Ci sono tre addetti che con uno strumento molto sofisticato analizzano i gas dentro il capannone», conferma Ghelardi. Il cessato allarme, dunque, non interrompe la situazione di emergenza. Confermato, poi, che la pericolosa reazione chimica è stata scatenata dal trattamento in una vasca interrata di 20 tonnellate circa di una sostanza composta da solfato di bario (proveniente da uno stabilimento di Massa), scarti di lavorazione di alluminio e scarti derivati da prodotti ceramici.
Preoccupanti, nonostante il cessato allarme per la salute dei cittadini, i dati relativi alla concentrazione di idrogeno solforato: 600 parti per milione dentro il capannone rilevati nel primissimo intervento dai vigili del fuoco. Con 50 parti per milione ci possono essere già dei lievi danni fisici, dai 320 il rischio è di edema polmonare. A 1000 un solo respiro può essere fatale. Un valore molto elevato, anche se registrato nella "zona rossa" vicino alla vasca nella quale si è scatenata la reazione chimica.
Basti pensare che l'idrogeno solforato non viene percepito dalla maggior parte delle persone al di sotto di un valore di 0,0047 parti per milioni. Contro le 600, lo ricordiamo, registrate nel punto più vicino alla vasca di lavorazione del capannone di Ecomar.
Nella scala di tossicità di questo acido, poi, il limite di esposizione senza danni alla salute, per 8 ore al giorno, è inferiore alle 10 parti per milione. Il valore nel capannone è sceso già il 12 aprile a 80 parti per milione, ma ancora ieri i cittadini lamentavano cattivo odore e bruciore agli occhi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
