Il Tirreno

Gas tossico alla Ecomar, i residenti: «Un puzzo mai sentito, non respiravamo»

I Vigili del fuoco all'interno di Ecomar
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I Vigili del fuoco all'interno di Ecomar

Vada, prima la paura, poi la rabbia: cessato l’allarme, ecco la protesta dei residenti dei Polveroni

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CECINA. Polveroni: dopo l’incidente dell’11 aprile i residenti raccontano di persone costrette a coprirsi il volto per il terribile odore, occhi e gola irritati dalla puzza di uovo marcio. Molti impauriti dalle conseguenze della dispersione nell'aria del gas tossico. Altri che criticano il Comune per aver diramato un comunicato ufficiale sull’accaduto soltanto in tarda serata. E poi rabbia e accuse alla Ecomar. «L'incidente dell'11 aprile non è il primo che denunciamo alle autorità. Forse è il più grave degli ultimi anni - dicono - ma tra sversamenti tossici, cattivi odori anche di notte e falde acquifere inquinate vivere accanto all'azienda è diventato quasi impossibile».

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Le autorità hanno dichiarato il cessato allarme, ma le polemiche non sembrano spegnersi. Con la bonifica ancora in corso, infatti, abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni residenti che hanno confermato come la gravità dell'incidente di lunedì sia solo il punto finale di un braccio di ferro tra abitanti e azienda.

«Quando sono tornato a casa, verso le 17.30 del pomeriggio, appena sono uscito di macchina ho sentito un forte odore di uova marce - racconta Michele Giannone, residente in un nucleo di case a poche centinaia di metri a nord del capannone luogo dell'incidente - un odore che non avevo mai sentito da quanto abito qui, praticamente da oltre 27 anni perché qui ai Polveroni ci sono nato e cresciuto. Per questo ho deciso di prendere una felpa che avevo con me per coprirmi il volto e, una volta entrato in casa, ho provveduto a serrare porte e finestre di casa».

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Ci spostiamo nel nucleo di case più vicino allo stabilimento. Più esattamente nell'abitazione che confina, lungo via dei Polveroni, con il muro di recinzione dell'azienda. «Ci sono stati altri inconvenienti, anche se non gravi come questo, in passato - spiega Giuseppe Lenzi, da sempre attivo nel comitato di cittadini che più volte si è anche opposto al progetto di raddoppiamento della Ecomar - ad esempio fuoriuscita di acqua nera, che abbiamo fotografato. Questi sversamenti sono arrivati fino alla vicina terra della Solvay, tanto che dallo stabilimento sono intervenuti per la bonifica insieme a Polizia municipale e Arpat. Alcuni anni fa si verificò anche un incendio piuttosto importante».

Lenzi, poi, dice che il capannone dal quale si è sprigionato l'idrogeno solforato è spesso aperto su due lati. «Ho fotografato molte volte quella struttura - spiega - e capita davvero spesso di vedere le porte del capannone completamente aperte».

In un luogo dove si lavorano scarti industriali che, come si è visto, possono scatenare reazioni chimiche pericolose la cosa può preoccupare. Anche se non sappiamo ancora se il pomeriggio dell’11 aprile questi due ingressi fossero chiusi o meno. «Un giorno, da una tubazione che si affacciava sulla strada, vidi uscire un liquido completamente nero - racconta Fabrizio Franchi, tra i più attivi nella protesta anti-Ecomar - provai a contattare Comune, vigili e Arpat. Non c’era nessuno disponibile. A quel punto passò quasi per caso una pattuglia di carabinieri, la fermai e mostrai cosa stava accadendo. Questo “fiume” nero stava invadendo i campi vicini e poco dopo vennero, anche dalla Solvay, delle persone per bonificare l’area. Ci riuscirono solo dopo un’intera giornata di lavoro».

Al di là di tutti questi episodi descritti dai residenti, l’incidente dell’Ecomar solleverà nuovamente un grosso dibattito sulla presenza di siti industriali nel bel mezzo di zone residenziali. Un dibattito che, a Rosignano, ciclicamente viene riproposto a più riprese.

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