Il Tirreno

Un anno per fare l’eco a Cecina, disabile “spedita” all’Elba

di Manolo Morandini
Un reparto dell'ospedale di Cecina
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Un reparto dell'ospedale di Cecina

Cecina, protesta Vincenza Zagaria: «Ho risolto altrimenti, ma la situazione è allucinante». La signora vive in carrozzina e per muoversi ha necessità di un accompagnatore

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CECINA. Arresa. Disarmata. Eppure, Vincenza Zagaria è da sempre abituata a percorrere le strade della vita in carrozzina. A misurarsi e superare barriere architettoniche. Questa volta però quella che le ha messo di fronte l’Azienda sanitaria si è rivelata insuperabile. «Avevo necessità di fare un’ecografia al ginocchio – dice la signora Zagaria –, ma mi sono sentita rispondere che per farla entro trenta giorni avrei dovuto recarmi all’ospedale di Portoferraio, per quello di Cecina l’attesa all’epoca era di 338 giorni».

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Le liste d’attesa fiume mettono in luce tutti i limiti di un sistema sanitario che non riesce a dare risposte in tempi ragionevoli. E quello della signora Zagaria è un caso dei tanti. Ma nello specifico lo scandalo è amplificato. «Per muovermi ho necessità di essere accompagnata da una persona». E basta questo per capire che di fronte allo sportello del Cup di Cecina tutta la determinazione della signora Vincenza a non arretrare, a non cedere terreno a tutto ciò che nega spazi di autonomia, è svanito.

«È allucinante che una persona da Cecina sia indirizzata dall’Azienda sanitaria a Portoferraio, che è l’unico modo con cui può garantire di assicurare la prestazione entro i 30 giorni previsti dalla legge – afferma Zagaria –. Ed è un caso che conferma come il nostro ospedale poco alla volta ce lo stanno portando via».

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Riavvolgiamo il nastro. Sul piano economico c’è l’assurdo di chiedere di spendere ben più del doppio per non rinunciare a servirsi della sanità pubblica. Solo per il trasferimento con l’auto attrezzata con cui la signora Zagaria è obbligata a spostarsi assistita da una persona al volante sarebbe costato 152 euro. E non serve un ragioniere per comprendere il peso della beffa oltre al carico dei disagi. «Oltretutto si chiede un aggravio a una persona come me, le cui condizioni sono certificate, e che ha più problemi di altri a spostarsi – sostiene –. Per una prestazione da 30 euro non vai certo all’Elba. Nel mio caso la richiesta al Cup l’ho fatta il 15 febbraio e la prima data utile per prenotare l’esame a Cecina che mi è stata prospettata è stato il 18 gennaio del 2017. Il foglio che mi è stato dato al Cup lo conservo ancora». Nel frattempo, l’esame è stato eseguito per altri canali. «Il fatto di poter essere smistati dove capita è uno dei drammi – conclude – che si accompagna alla logica che ispira la riforma del sistema sanitario regionale in cui vedo l’ospedale di Cecina a rischio di ridimensionamento».

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