Il Tirreno

Quegli ombrelli bianchi in marcia per la pace

di Federica Lessi
Quegli ombrelli bianchi in marcia per la pace

Studenti delle Galilei, ex internati e nuovi profughi insieme

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CECINA. È diventata una festa per la pace, i diritti e la convivenza. La “Marcia degli ombrelli bianchi” organizzata da Paolo Lumini come performance degli alunni delle “Galilei” ieri mattina nell'area pedonale ha coinvolto testimoni di guerre del passato e del presente come Mauro Betti, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, e una cinquantina di profughi delle strutture gestite da Arci Bassa Val di Cecina. Con momenti di commozione come il taglio di un simbolico filo spinato di carta e l'applauso dei ragazzi ai profughi che camminavano tra due file di ombrelli aperti. Tutto è iniziato dopo le 9,30, complice il freddo e la pioggia che invitavano ad aprire gli ombrelli prima della performance. Gli alunni hanno occupato tutta l'area pedonale in due file parallele, un grande serpentone con oltre 200 ragazzi dalla prima alla terza media H, I, L, M, tutti con il loro ombrello dipinto durante i laboratori scolastici con Lumini. Sopra gli ombrelli c'erano figure familiari come i premi Nobel Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi e Malala, ma anche Papa Francesco, Anna Franck e Martin Luther King. Tra i volti noti cantanti come John Lennon, «perchè le sue canzoni parlano di pace», dice l'autrice o Justin Bibier che «ha dato soldi per costruire una scuola e per altre cause di beneficenza», afferma un'altra ragazza. Tra Bono Vox degli U2, di cui si conosce l'impegno per la pace, e Roger Waters dei Pink Floyd, con i suoi testi di denuncia sociale, spunta perfino il calciatore Del Piero «perchè ha giocato la partita della pace», risponde pronto il ragazzo che l'ha disegnato.

«È un modo diverso di far passare il messaggio educativo – spiega la dirigente delle “Galilei” Norma Biasci - perché i ragazzi sono coinvolti attivamente, scrivono i messaggi di pace e scelgono i personaggi, non imparano passivamente i concetti». Intanto i ragazzi si posizionano in ordine con l'aiuto degli studenti del “Marco Polo” e al comando di Lumini aprono gli ombrelli uno dopo l'altro, come per un effetto domino che percorre tutto il paese. È allora che tra gli ombrelli bianchi spunta un gruppo di profughi di colore, che con discrezione entra dal lato di piazza della Libertà e procede tra due file di studenti. Sono giovani donne, ragazzi poco più grandi dei nostri e bambini piccoli. Si fanno avanti con coraggio e ricevono un piccolo applauso da sotto gli ombrelli. Sono circa 50 profughi ospiti delle strutture gestite da Arci Bvc a Cecina, Castiglioncello, Castagneto, Guardistallo, Riparbella, Santa Luce e Castellina.

«Con Lumini è nata l'idea di fare un ponte con i ragazzi – spiega Claudia Franconi presidente di Arci – per loro è un racconto, per i profughi è un ricordo. E' un percorso comune di accoglienza e integrazione, per dare dare valore alla comunità». Insieme agli alunni delle “Galilei” i profughi hanno partecipato ad un video diretto da Antonio Meucci, di prossima uscita, intanto hanno intrecciato un lungo filo spinato di carta bianca, che viene sospeso in centro. Per tagliarlo arrivano il sindaco Samuele Lippi e il veterano Betti, insieme alla nigeriana Augustina, che tiene un grembo un bambino atteso per la fine del mese. Insieme recidono quel nastro che inaugura un nuovo corso di pace. «È un bellissimo progetto che mette insieme insegnanti, ragazzi, scuole e la comunità, ma specialmente i profughi di ieri e di oggi», afferma Lippi.

Infatti anche Betti, coi suoi 94 anni, ha voluto partecipare alla manifestazione di pace indossando le decorazioni al valore e il fazzoletto che ricorda il triangolo cucito sull'uniforme a righe degli internati. «I profughi sono disgraziati che bisognerebbe accogliere – dice – se ripenso alla vita che ho fatto e fuggendo dai campi mi fanno pena». La marcia prosegue per un tratto con tutti i testimoni uniti, un gruppo che tiene a mente il passato per costruire la pace con uomini e donne del futuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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