Il Tirreno

OMICIDI A VILLAMARINA

Dalle famiglie parte un’azione collettiva

Alessandro De Gregorio
I familiari di alcuni dei pazienti morti in rianimazione (foto Pabar)
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I familiari di alcuni dei pazienti morti in rianimazione (foto Pabar)

Sette su tredici si sono rivolte allo studio legale Napoleoni: ora attendono il processo per costituirsi parte civile

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PIOMBINO. Un’azione collettiva. Una presa di posizione netta, compatta, per chiedere che sia fatta giustizia. E per far sì che chi ha sbagliato paghi.

Sono sette le famiglie che al momento si sono rivolte allo studio legale Napoleoni. Sette su un totale di tredici, tanti sono i pazienti morti in rianimazione a Villamarina tra il gennaio 2014 e il settembre 2015 per i quali è finita in carcere l’infermiera cinquantacinquenne Fausta Bonino, accusata di averli fatti fuori attraverso un anticoagulante (eparina).

Lunedì 3 figli, coniugi, fratelli e nipoti di sette tra quei pazienti si sono dati appuntamento davanti al negozio dei fratelli Ceccanti, in via Pisacane. Sono le 15,30 quando arrivano alla spicciolata. Quasi tutti da Piombino, alcuni da Castagneto. Altre famiglie hanno deciso di aspettare, altre ancora si sono rivolte a diversi studi legali.

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In via Pisacane si radunano i familiari di Adriana Salti, Enzo Peccianti, Elmo Sonetti, Alfo Fiaschi, Franca Morganti, Angelo Ceccanti e Bruno Carletti. Poi insieme dall’avvocato, per firmare la procura. A tutti è garantito il gratuito patrocinio. Il primo atto sarà quello di rito, chiedere l’accesso agli atti. Intanto prendono visione dell’ordinanza del gip Antonio Pirato con cui il magistrato aveva disposto l’arresto di Bonino eseguito giovedì all’aeroporto di Pisa.


Con loro, anche il figlio e la nuora di Annina Moscarini, deceduta nell’aprile 2015 nello stesso reparto. Una morte non compresa nell’elenco stilato dai carabinieri del Nas: ma da giovedì, il giorno della clamorosa notizia, i sospetti si sono moltiplicati. Sta ora agli investigatori vagliare tutte queste segnalazioni successive.

In via Pisacane ci sono anche le consuete troupe televisive, gli inviati. Lì e in via Roma, sede dello studio Napoleoni. Tra i parenti però c’è poca voglia di parlare. Le loro storie le hanno già raccontate decine di volte a frotte di giornalisti.

«Ora vogliamo solo capire cosa sia successo e siamo decisi ad andare fino in fondo - dice per esempio Monica Peccianti, che in rianimazione ha perso il padre - Non chiediamo vendetta o roba del genere, ma giustizia. Non sappiamo se sia stata davvero quell’infermiera, non spetta a noi stabilirlo. Però chi ha sbagliato deve pagare. E soprattutto ci auguriamo che quanto avvenuto non si verifichi più». «Qualcuno sapeva da tempo che in rianimazione le cose non andavano per il verso giusto - dice uno dei figli di Ceccanti - Lo abbiamo letto sul giornale, lo avete scritto voi. Ecco, vediamo se e chi ha sbagliato».

Si fanno forza l’un l’altro, nella ripetizione non prevista di un nuovo lutto da elaborare. Ma non formano alcun comitato. Attendono un processo per costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento. L’Asl li aveva invitati a incontrare il direttore dell’ospedale, Irio Galli. Ma loro dicono che non andranno ad alcun incontro e mostrano la lettera con cui l’azienda sanitaria li aveva avvertiti venerdì mattina, formalizzando una comunicazione che loro avevano già avuto dai media.
 

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