Italia
«Come fai a pensare che qualcuno le abbia voluto fare male?»
Castagneto. La disperazione di Andrea Gasperini il nome di sua madre è tra le vittime dell’inchiesta
CASTAGNETO CARDUCCI. Scopre il nome della madre nella lista dei tredici decessi all’ospedale Villamarina di Piombino. Torna a casa e vede sua figlia piangere davanti alla televisione. «Una vicenda scioccante. Una nuova ferita al cuore che non si può descrivere». Così Andrea Gasperini, impiegato edile di 56 anni, nato a San Vincenzo e dal ‘95 residente a Castagneto Carducci, viene a conoscenza che sua madre, Adriana Salti, morta il 22 settembre del 2014 a 76 anni è tra le vittime di omicidio a cui, stando alle indagini in corso, sarebbe stata somministrata una massiccia dose di eparina, un anticoagulante, mentre si trovava ricoverata all’ospedale di Piombino.
In carcere con l’accusa per i presunti omicidi, c’è Fausta Bonino, 55 anni, infermiera nel reparto di rianimazione in cui sono avvenuti i 13 decessi (nell’arco temporale che va da gennaio 2014 a settembre 2015). Gasperini ha appreso sui quotidiani online, a circa due anni di distanza, la notizia di come la persona a lui più cara fosse realmente morta. E come se non bastasse la figlia Asja, diciottenne, molto legata alla nonna, dal telegiornale. Sono sconvolti, increduli e amareggiati. Cercano giustizia. «Abbiamo ricevuto solo una e-mail di scuse dall’Asl e dalla struttura ospedaliera ma che ce ne facciamo? – dice Gasperini –. Credo ci sia una grossa corresponsabilità. Ci siamo subito rivolti ad un avvocato e stiamo dando vita, assieme agli altri familiari delle vittime, ad un Comitato per ottenere giustizia, l’unione fa la forza. Sarà un percorso lungo, ma voglio che venga fuori la totale verità». Che aggiunge: «Sono anche convinto che qualcuno ha taciuto pur sapendo. Come può essere possibile altrimenti? Il pensiero non mi dà pace, se qualcuno anche solo sospettava è peggio perché in lui c’era consapevolezza. Una psicopatica in corsia a cui è stato permesso di uccidere tante persone».
Adriana Salti era stata ricoverata in seguito a delle febbri molto alte, che si sviluppavano soprattutto nella notte, uno stato che di giorno migliorava, ma su cui i familiari volevano far chiarezza. «Mia madre se ne è andata in 10 giorni, avevo già subìto la morte di mio padre per tumore – afferma il signor Andrea –. Sono figlio unico e quindi è stato tutto più duro. Mai avrei pensato di non poterla riabbracciare. Il medico di famiglia mi aveva consigliato di portarla a Piombino, un ospedale buono per personale e servizi. Purtroppo mia mamma non poteva parlare, perché l’avevano intubata, il giorno della morte sembrava si fosse ripresa, stava meglio e poi la sera il fattaccio. Come fai a pensare che qualcuno le abbia voluto far del male appositamente? In ospedale vai per essere curato, accudito. Per la morte improvvisa pensi al collasso, spesso entri in ospedale per delle patologie e ne scopri altre. È morta coi polmoni pieni di sangue... Non riesco a darmi pace, un conto è se viene rubata una mela, aspetti per vedere se ne rubano altre, ma qui dopo il decesso di mia madre sono morte almeno altre dieci persone».
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