Sicurezza
No alle fusioni e ai diktat di partito
Santa Luce. Marini attacca il Pd provinciale: «Me l’hanno giurata perché ho rifiutato un ex assessore disoccupato»
SANTA LUCE. No alle unioni e alle fusioni dei piccoli comuni. Il candidato sindaco di Santa Luce democratica, Andrea Marini, va all’attacco. E prende di petto il Pd provinciale e regionale. Partendo dalla normativa sugli accorpamenti dei piccoli comuni. «Un diktat che si è rivelato disastroso per le nostre comunità - dice il sindaco uscente -. Noi, fin da subito, ci opponemmo all’ipotesi caldeggiata dalla Regione, di accorparci con i comuni vicini. Chiedemmo anche di cambiare ambito, per uscire dall’area dei Colli marittimi, coordinandoci per la gestione di alcuni servizi con l’area di Lorenzana, Fauglia, Orciano e Crespina, quando quest’ultima uscì dall’Unione della Valdera. I risultati ci hanno dato ragione: l’Unione dei colli Marittimi pisani è fallita, Casale e Guardistallo sono usciti; è evidente che ci sono troppi disagi per i cittadini, che si trovano ad usufruire di servizi distaccati e lontani. Nell’Unione ci ha guadagnato solo Montescudaio, perché l’ex sindaco Pellegrini ha accorpato tutti i servizi unificati sul suo territorio. E non è vero neanche che ci sono finanziamenti importanti per chi si unisce, in realtà sono solo briciole, mentre i piccoli comuni in questo modo perdono la loro identità che è anche la loro forza economica». Marini ricorda di essere andato a manifestare a Volterra insieme ai piccoli comuni contrari agli accorpamenti. «Su questo - dice anche il vicesindaco Stefano Bertoli - la nostra competitor Giamila Carli dovrebbe esprimere chiaramente la sua idea, invece mantiene posizioni fumose». Un attacco diretto a Carli e al Partito democratico.
«Il problema - dice Marini - è che dicendo no a questi diktat sono diventato un sindaco scomodo. Fin dalla chiusura delle Province, quando dalla federazione di Pisa ci chiesero di prendere come assessore Nicola Landucci, ex assessore provinciale disoccupato. Noi a Santa Luce dicemmo di no, e così lo stesso Landucci, tesoriere provinciale, ce l’ha fatta pagare gestendo i tesseramenti con i famosi 23 iscritti raccolti nell’Istituto buddista di Pomaia». Secondo Marini e Bertoli una manovra «contro di noi, che si è concretizzata con la candidatura di Giamila Carli. Quando l’assessore si dimise da Cecina, nell’agosto 2015, cominciarono i problemi: fu deciso dall’alto che sarebbe stata candidata a Santa Luce, per far fuori un’ammnistrazione scomoda».
Marini e Bertoli aggiungono che «in prima fila alla presentazione della Carli c’erano il rappresentante della lista di centrodestra Santa Luce domani, Federico Pennesi, e Massimiliano Cannavò della Sinistra. Evidentemente - dicono - il Pd ha bisogno di peones dell’ultimo minuto che attacchino la giunta uscente, come stanno già facendo, e non si pongono problemi sugli alleati. Noi diciamo chiaramente che siamo contrari ad operazioni di fusione volute dall’alto, che fanno diventare i nostri piccoli centri delle periferie, con tutti i disagi che ne derivano». (m.m.)
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