Il Tirreno

Tenuta del Biserno lancia un rosè in versione vintage

L’ultima creazione del marchese Lodovico Antinori porta il nome della figlia Sof: 8000 bottiglie per il 2015

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BIBBONA. È stato presentato alla Tenuta Biserno, in anteprima per gli agenti, il nuovo Rosé di Lodovico Antinori. Un lavoro a quattro mani con la figlia Sophia, 17 anni, che già mostra un gran fiuto per il mondo del vino, di padre in figlia, una predisposizione naturale. È stata lei infatti, che studia in Inghilterra, a chiedere al padre: "Ma perché non facciamo un rosé? A Londra è molto apprezzato dai giovani". E così è nato Sof, il nome proprio in onore della figlia di Lodovico (si tratta del nomignolo usato in famiglia) che ricordiamo è stato uno dei precursori di massimo livello dei successi dei vini bolgheresi: a lui si deve la nascita di vini di fama mondiale come Masseto e Ornellaia, ma non solo. Rifugiatosi poi nella tenuta bibbonese, acquistata col fratello Piero, ha esplorato ancora le potenzialità di altri terreni della zona, dando vita a nuovi rossi di tutto rispetto, tra cui Insoglio, Il Pino, Biserno e il top aziendale Lodovico. E ancora la produzione in nuova Zelanda con l'azienda Mount Nelson in cui si dedica di più al bianco. Ricercatore instancabile è oggi convinto che ci sarà una ripresa del rosé con un alzamento di livello rispetto agli standard. D'altronde anche la produzione di rosé non è certo una novità per la famiglia Antinori. Ricordiamo che suo padre è stato il primo, negli anni '60, a commercializzarlo proprio nel bolgherese. Poi ha proseguito la strada Piero Antinori con Scalabrone nella tenuta di Guado al Tasso. Anche la bottiglia proposta da Biserno è in veste retrò, se si vuole, recuperando la forma d'anfora ma satinandola in maniera (novità assoluta) eco però, come spiega il direttore di produzione Ranieri Orsini. «Sì, le bottiglie, 8000 per l'annata di lancio 2015, sono state lavorate in Piemonte con un processo che toglie le polveri di zinco e piombo. E ci tengo a precisare che sono state piantate uve apposite per la realizzazione del rosè, non abbiamo fatto miscele con avanzi. È un progetto completamente nuovo curato da Lodovico e dalla figlia, il nome infatti è Sof ed è stato stampato a caldo sul vetro, mentre l'etichetta è sistemata più in altro perché esca dal cestello e sia quindi ben visibile».

«C'è sempre maggiore richiesta - aggiunge Lodovico Antinori - per vini freschi che possono essere bevuti con piatti di pesce, soprattutto in zone come questa. Volevamo proporre un'alternativa anche perché c'è talmente tanta richiesta per il nostro rosso Insoglio di cui non facciamo una produzione massiva. Inoltre sono convinto che il futuro rilancerà il rosé con un livello più alto, per questo abbiamo dato vita ad un progetto attento che cura ogni particolare dal vino (60% syrah e 40% cabernet franc), per primo, alla bottiglia, alla commercializzazione...»

Divina Vitale

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