Proteste
Fallimento Csi e Rbp, finalmente l'ultimo atto
Cecina, venerdì 1 aprile riunione dei cittadini coinvolti nel crac Righini: dopo 20 anni avranno i rimborsi
CECINA. «Abbiamo ottenuto giustizia? È passato troppo tempo e quello di oggi, anche se è un punto di arrivo, ci lascia solo le briciole di una vicenda molto dolorosa». Poche parole da parte di uno dei rappresentanti del comitato di famiglie coinvolte in una vicenda iniziata quasi vent'anni fa (il crac di due società immobiliari che facevano capo all’imprenditore edile Righini). E che ieri ha finalmente visto il suo punto finale. Anche doloroso, perché passato in mezzo ad una intricatissima rete fatta di contratti, compromessi, notai, banche, mutui, assegni, processi, condanne e fallimenti difficili da ricostruire. Molte delle persone che hanno iniziato una vera e propria battaglia giudiziaria per non perdere tutto oggi non ci sono più. Delle cento famiglie ne sono rimaste a combattere fino alla fine una trentina. E ieri si sono riunite nella sala della Pubblica Assistenza di Cecina. Perché finalmente, un ventennio dopo l'inizio dell'incubo, la battaglia legale è arrivata alla fine. E finalmente potranno avere indietro una parte dei soldi investiti, in molti casi persi, nell’acquisto di una o più abitazioni. Rimborsi che loro stessi, però, considerano come le «briciole rimaste dal fallimento».
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Tutto inizia dal sogno di tante famiglie cecinesi, quello di comprare una casa, che si trasforma in un incubo. È il 1997 e circa un centinaio di persone acquistano degli immobili nella zona tra la rotatoria e l'ospedale (tra via Brodolini, via Sin Le Noble e le strade limitrofe) dalla Cecina Sviluppo Immobiliare. Società a responsabilità limitata controllata dal noto impresario cecinese Giuliano Righini. Qualcosa, però, non va e i primi scricchiolii finanziari nelle società di Righini sono il preludio alla fase più difficile. Da un lato ci sono le banche, da un altro l'imprenditore. Nel mezzo gli acquirenti. Ogni situazione è diversa dalle altre. Compromessi, versamento di anticipi milionari, ipoteche sulle case già pagate. Tutti gli acquirenti, però, da un giorno all'altro rischiano di rimanere senza casa. Viene costituito un comitato. La soluzione finale arriva, dopo una serie infinita di incontri, nel 2004. L’allora sindaco Paolo Pacini, infatti, trova un accordo con l’amministratore delegato della Banca di Lodi (che aveva incorporato quella di Livorno e Lucca coinvolte nella vicenda). Gli acquirenti dovranno ripagare, con mutui accordati, una percentuale che oscilla tra il 40 e il 60% dell’immobile. Una vittoria a metà? No, l'unica soluzione per non restare fuori di casa.
Risolta l'emergenza sociale, però, resta in campo l'iter giudiziario che si apre all'incirca dieci anni fa. E questo vede coinvolte proprio i poco meno di 30 proprietari che si sono ritrovati ieri alla Pubblica Assistenza, luogo di tanti altri incontri in passato. Negli ultimi dieci anni molte le udienze del processo andate in scena dopo il fallimento, dichiarato dal tribunale di Livorno nel dicembre 2001, delle due società coinvolte nel crac: la Csi, Cecina sviluppo immobiliare, e la Rbp srl, Righini-Bartoli-Pantani. Udienze ma anche tante aste per gli immobili ex Csi per risarcire i creditori. I più esposti dei quali il Monte dei Paschi di Siena e l'ex Cassa di Risparmio di Livorno. Un lunghissimo iter che finalmente porterà ai risarcimenti, comunicati ieri durante la riunione. Presente il legale del Comitato, l’avvocato Edoardo Anelli. Anche se, ovviamente, di una parte della liquidazione rimasta dal fallimento. «Restano solo le briciole - hanno commentato alcuni membri del comitato - ma almeno possiamo dire di aver chiuso una grande ferita. Per le nostre famiglie, certo, ma anche per l’intera città».
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