Proteste
Tendone ko, la rabbia di Gesess
La rappresentante della Fondazione Armunia: «Il Comune ha lavorato male»
ROSIGNANO. Prende sempre più corpo la “questione Armunia”. Dopo che il tendone retrostante il castello Pasquini risulta inagibile e i tempi per una eventuale riqualificazione appaiono quanto meno lunghi, in molti si chiedono cosa ne sarà del festival estivo Inequilibrio, da anni uno degli appuntamenti cult della costa etrusca.
Dopo le perplessità espresse da Fabio Masi, condirettore di Armunia con Angela Fumarola, si alzano altre voci. Prima fra tutte quella di Silvia Gesess, membro del consiglio di indirizzo della Fondazione Armunia. «A seguito dell'intervento di Fabio Masi - scrive Gesess - mi sento in dovere di esprimere grandi perplessità sull'operato dell'amministrazione rispetto alla situazione attuale. Con la tensostruttura danneggiata ed inutilizzabile si apre, per l'ente culturale del Comune, una fase di profonda criticità, soprattutto con l'avvicinarsi dell'estate e del festival. Quando ho visto inserito nel progetto Piu way il teatro Solvay ed ho letto le dichiarazioni del sindaco “da Solvay abbiamo colto disponibilità, con la direzione siamo vicini a concludere un accordo”, avevo dato per scontato che Armunia sarebbe stata protagonista di questo passaggio storico». Poi i primi dubbi. «Si sono insinuati a seguito delle dichiarazioni dell'assessore Moretti che ha descritto molto di quello che si vorrebbe promuovere all'interno del teatro Solvay, non menzionando mai la Fondazione Armunia. Poi le parole dello stesso presidente Brogi, durante il consiglio d'indirizzo, “non abbiamo nessuna certezza che Armunia gestirà la spettacolarizzazione del teatro, ad oggi non abbiamo notizie in tal senso”, mi hanno confermato che qualcosa non tornasse».
Così Gesess chiede di capire «perché, se il Comune a dicembre era ad un passo dall'accordo con Solvay, oggi la multinazionale chiede ad Armunia 1.200 euro a sera per la sala ed il festival risulti a rischio. Riterrei opportuno venisse fatta chiarezza, in primis sul tavolo tra ente e multinazionale e poi sul futuro che l'amministrazione ha immaginato per i lavoratori ed il prezioso lavoro culturale di Armunia, senza tensostruttura, né teatro».
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