Il Tirreno

«No al biodigestore, è pericoloso»

Medicina democratica contro il progetto presentato per rinnovare Scapigliato

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ROSIGNANO. «Speriamo che sia chiaro a tutti i cittadini e le forze sociali che Rea e Rit si stanno "facendo belle" per entrare con più forza dove non dovrebbero entrare, cioè in Retiambiente spa». Medicina democratica, con gli esponenti Monica Pecori e Maurizio Marchi, si scaglia contro il nuovo progetto per l’innovazione del polo impiantistico di Scapigliato, presentato nei giorni scorsi ai cittadini. «Rea-Rit, ora completamente pubbliche - scrive Md - non contente dell'esperienza disastrosa di 22 anni (dal 1993 al 2015) con un socio privato, poi pluricondannato e finalmente liquidato 3 mesi fa, stanno per ripetere lo stesso tragico errore, cambiando partner privato, che ovviamente punterebbe ai suoi obiettivi (profitto), e non ai "buoni propositi" dei nuovi dirigenti di Rit».

Md si chiede poi se i piani di Rit «siano veramente buoni. Tutt'altro. Hanno l'obiettivo di mantenersi al potere e agli incassi milionari almeno fino al 2034, con un programma di impiantistica feroce». Marchi e Pecori entrano nel merito, e si scagliano contro la pericolosità dell’impianto di biodigestione, che Rit ha annunciato di voler costruire a breve. «Nonostante la trasparenza sbandierata dalla nuova dirigenza - spiegano - non si rinviene ancora il progetto del biodigestore, che sembra il cuore del rilancio e della "continuità" di Scapigliato, un impianto da 12 o 13 milioni di euro. Se realizzato, comunque dopo una regolare Valutazione d'impatto ambientale tutta da verificare, questo impianto richiederebbe enormi quantità di rifiuti organici, sicuramente non rinvenibili "a filiera corta", cioè nella nostra zona. Continuerebbe pertanto l'importazione di rifiuti da mezza Toscana, con tutte le conseguenze che già conosciamo bene, soprattutto gran traffico e "odori"». Infine la Md sottolinea la pericolosità del biometano. «È un prodotto ad alto rischio esplosione e incendio - si legge nella nota -, e se stoccato in quantità sopra una certa soglia, l'intero impianto è soggetto al DLgs 105-2015, la cosiddetta Legge Seveso 3. I proponenti dovranno spiegarci come smaltirebbero l'eventuale surplus di biometano in caso di malfunzionamenti, se ad esempio in torcia. Sono centinaia gli incidenti avvenuti in biodigestori, esplosioni, incendi e trabocchi di materiale tossico».

Infine Md sottolinea che «la politica di Rit di acquisto di terreni ed immobili intorno al "polo impiantistico" per ben 8,5 milioni di euro ha più il senso di creare una fascia di sicurezza intorno ad un nuovo impianto ad alto rischio ed alto impatto ambientale, che non quello di una sua presunta ambientalizzazione».

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