Sicurezza
«Non decido io le modalità dello sciopero»
Norma Biasci risponde ai genitori che si erano lamentati della chiusura della scuola di Bibbona
BIBBONA. Alla polemica sugli scioperi nelle scuole di Bibbona, innescata da un gruppo di genitori che si lamentava di come tali scioperi siano “programmati” sempre al venerdì o al lunedì, risponde con una nota la dirigente scolastica Norma Biasci.
«Bene è ricordare che il diritto di sciopero è sancito dall'articolo 40 della Costituzione - si legge nella lettera delle dirigente - la scuola, poi, non indice scioperi né sceglie i giorni, gli scioperi vengono indetti dai sindacati a livello nazionale e non per la sola scuola di Bibbona. Oltre a questo agli scioperi aderisce singolarmente il personale della scuola e non la scuola stessa».
Biasci si sofferma anche sulla normativa che regola le modalità dello sciopero. «Un sindacato indice a livello nazionale lo sciopero e quindi per tutte le istituzioni scolastiche - spiega la dirigente - la scuola chiede con circolare interna chi intende aderire, ma le leggi non obbligano nessuno a dichiarare la propria volontà di sciopero e di fatto nessuno dichiara mai nulla e la sottoscritta non può obbligarli. Pertanto cinque giorni prima, così come previsto dalla legge, comunica ai genitori il giorno dello sciopero, cercando di organizzare il servizio nel modo migliore possibile, senza ovviamente sapere chi farà sciopero, forse nessuno, forse qualcuno, forse tutti».
Per questo le scuole più piccole e con pochi bidelli sono penalizzate. Basta che uno solo aderisca allo sciopero e la scuola resta chiusa.
«A questo proposito il regolamento di istituto che riguarda anche gli scioperi è pubblicato sul sito della scuola - aggiunge Biasci - ed è stato deliberato dal consiglio di circolo, come i giorni di sospensione delle attività didattiche compreso “il fierone”. Consiglio di circolo è composto da genitori, docenti e personale Ata, cioè da tutte le componenti della scuola. Sono consapevole che in questo anno scolastico gli scioperi sono stati tanti e l'anno non è ancora finito, ma credo che tutti sappiano che la legge 107/2015, più comunemente conosciuta come della "Buona Scuola", ha creato malumori ed è avversata dalla maggioranza dei sindacati, da qui le proteste e gli scioperi».
Per la dirigente, dunque, il problema non è nella scuola di Bibbona, ma è nazionale.
«Non posso intervenire sulle modalità e i tempi dello sciopero - conclude Biasci - così come non il potere di prendere provvedimenti nei confronti di chi aderisce allo sciopero, sia che creda in quello che fa, sia che lo faccia per fare un giorno di festa in più. Una cosa però è certa: gli stipendi dei bidelli e dei docenti sono fra i più bassi e il contratto di lavoro per tutto il personale della scuola non è stato rinnovato da sei anni e una giornata di sciopero incide pesantemente sullo stipendio mensile.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
